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Amplificatore di potenza Marchand Electronics EC626

Finale di potenza monobloc single ended a stato solido

[Marchand EC626]
Marchand EC626 Fotografia per gentile concessione di Marchand Electronics
[English version]

Prodotto: Finale di potenza modello EC626 SE MOSFET
Costruttore: Marchand Electronics, Inc.
Prezzo: circa $995 cadauno ($695 per ogni kit)
Recensore: Richard George - TNT USA
Recensione del: Marzo, 2004

Dopo l'apertura dell'imballo inviatomi dalla Marchand Electronics un bel po' di mesi fa, mi soffermai ad osservare attentamente la nuova coppia di monobloc EC626. All'esterno, non mi parvero molto diversi rispetto ad un altra coppia di monobloc che transitarono nella mia sala d'ascolto qualche tempo fa. D'altra parte, a volte le cose non sono come appaiono a prima vista. Questi amplificatori hanno un'apparenza molto semplice, senza gli ornamenti pacchiani che spesso si trovano su apparecchi in questa classe di prezzo. Gli enormi dissipatori dalla semplice costruzione, i grandi morsetti d'ottima qualità per i diffusori danno la sensazione di un finale progettato badando al sodo, in grado di erogare senza sforzo notevoli quantità di potenza. Ma, come ho già detto, a volte le cose non sono come appaiono a prima vista. Su una placca sita sul frontale dell'amplificatore troviamo il suo nome, scritto in rilievo con lettere in grassetto. Abbiamo il primo indizio: questa coppia di monobloc deve proprio essere qualcosa di diverso dal solito. Eclipse SE MOSFET. Esse E? Ma è "l'esse e" di "single-ended"?

Di certo gli amplificatori single-ended sono in giro da un bel pezzo, dopotutto alla nascita dell'era elettronica sono stati loro il primo progetto serio per un amplificatore di segnale. Dotati di una singola valvola termoionica nello stadio d'uscita, questi amplificatori primigeni erogavano poca potenza: raramente i primi esemplari superavano il watt. La ricerca tese ad individuare soluzioni per ottenere una maggior potenza e portò in seguito alla topologia push-pull, che utilizzava una serie di valvole abbinate in coppie. Man mano che la potenza degli amplificatori aumentava, fu possibile sviluppare diffusori più piccoli e meno efficienti. Per la gente comune, i diffusori con dimensioni più ridotte erano molto più pratici dei bestioni caricati a tromba che andavano a sostituire.

L'avvento del transistor consentì agl'ingegneri di ottenere grandi potenze con distorsioni misurate strumentalmente che non erano mai state così basse. Quando la tecnologia allo stato solido acquisì il predominio dell'industria audio accadde una cosa piuttosto curiosa: alcuni audiofili non erano soddisfatti dal suono dei nuovi apparati. Questa minoranza poco silenziosa sosteneva che gli apparecchi allo stato solido avevano un suono aspro, troppo brillante e freddo. Nonostante le tanto sbandierate misure della distorsione, rispetto ai loro progenitori a valvole questi apparecchi avevano un suono più lontano dalla vera musica.

Negli ultimi 20 anni, gli amplificatori a valvole in configurazione single-ended abbinati a diffusori a tromba d'elevata efficienza hanno trovato un folto numero di sostenitori. In questo lasso di tempo, talvolta qualcuno si è chiesto se la differenza di qualità sonora tra gli amplificatori SET e quelli a stato solido fosse dovuta più alla topologia circuitale che non alla differenza fra transistor e tubi a vuoto. Forse una configurazione push-pull con alti tassi di controreazione avrebbe suonato in modo diverso da un single-ended con bassa controreazione, indipendentemente dai componenti attivi utilizzati.

Marchand Electronics non è certo la prima azienda che cerca di dare una risposta a questa domanda proponendo un prodotto attuale: va tuttavia sottolineato che il suo amplificatore è di certo tra i più economicamente accessibili. I finali di potenza Eclipse sono forniti in due versioni: l'EC616 con accoppiamento induttivo e l'EC626 con accoppiamento capacitivo. E l'oggetto di questa recensione è l'EC626.

Cos'è l'Eclipse EC626?

In principio, la descrizione relativa alla topologia di base dell'EC626 sembra molto simile a quella di centinaia di ampli a valvole single-ended correntemente disponibili sul mercato. Funziona in Classe A pura, è un progetto single-ended molto semplice che usa una circuitazione minimalista, nessuna controreazione totale ed ha l'ambizione di introdurre la minor alterazione possibile nel segnale audio. Tuttavia, invece di utilizzare un triodo a riscaldamento diretto per l'amplificazione, l'EC626 usa un singolo MOSFET. L'EC626 è ad accoppiamento capacitivo e vanta dei condensatori di filtro da 40.000 uF. Essendo meno efficiente dell'EC616 ad accoppiamento induttivo, l'EC626 ha dei dissipatori più grandi. Ogni coppia stereo di monoblock EC626 è costruita specularmente: ciò significa che quando li piazzate vicini, i dissipatori si trovano in posizioni opposte.

Il finale EC626 misura 20 cm di lunghezza, 33 di profondità ed è alto 13 cm. Pesa 6,8 chili. Contrariamente alla configurazione "aperta" dell'EC616 (che assomiglia ad un amplificatore a valvole, con esposti i suoi trasformatori, MOSFET e condensatori di filtro), i componenti dell'EC626 sono racchiusi in un contenitore nero rifinito con una verniciatura corrugata. Il dissipatore del singolo MOSFET è sistemato lateralmente. L'aspetto esteriore dell'EC626 è molto simile ai finali Marchand Electronics d'alta potenza. L'interruttore d'accensione e la targhetta con il marchio sono sistemati nella parte frontale; una connessione RCA, la vaschetta IEC per l'alimentazione, un fusibile ed i morsetti per i diffusori si trovano nella parte posteriore. I morsetti per il collegamento dei diffusori sono largamente dimensionati e d'elevata qualità. Sono in grado di abbinarsi senza problemi con qualunque cavo moderno, anche di sezione molto grande. Ogni amplificatore posa su quattro piedini di gomma.

[Eclipse Rear Panel]
Il pannello posteriore dell'Eclipse, si notano le connessioni IEC, RCA ed i morsetti d'ottima qualità per il collegamento dei diffusori.

L'interno dell'Eclipse ci mostra una costruzione molto semplice ed ordinata, composta di un trasformatore d'alimentazione toroidale e da due piastre non molto grandi per il resto della circuiteria. Il grosso dissipatore è in realtà diviso in due sezioni: il singolo MOSFET è vincolato alla sezione frontale del dissipatore mentre una coppia di resistori Arcol, avvolti in filo metallico, sono vincolati alla sezione posteriore. La qualità costruttiva dei due esemplari che ho avuto in prova mi è parsa molto elevata.

Come negli altri finali SET, l'EC626 produce una potenza relativamente modesta di soli 10 watt: poco più di un tradizionale amplificatore basato sulla valvola 300B e molto inferiore a quella erogata da una circuitazione basata sul C633 o 845. Poichè l'EC626 funziona in Classe A pura, il suo assorbimento dalla rete AC è sempre molto vicino al valore massimo. Ciò spiega il bisogno di un grande dissipatore anche per un finale da soli 10 watt.

[Inside the Eclipse]
L'interno dell'Eclipse. Come potete osservare, è un amplificatore a stato solido piuttosto semplice. Notate il MOSFET singolo.

Come suonano?

Per questa recensione sono state usate diverse coppie di diffusori: B&W DM602, nOrh SM 5.1, Reynaud Twin, Hornshoppe Horns, Omega TS-1 ed un kit autocostruito basato su componenti Electrovoice. In generale, il suono offerto dagli amplificatori Marchand Eclipse con la maggior parte dei diffusori è stato eccellente, tuttavia devo esprimere alcune riserve.

I monobloc Marchand hanno pilotato le B&W in modo egregio, restituendo un'eccezionale chiarezza del suono e dei bassi sorprendentemente profondi, potenti e ben controllati. D'altra parte, poiché le B&W hanno solo 90 dB d'efficienza, sono stato costretto a tenere il volume a livelli "ragionevoli". Alzando il livello sonoro sull'onda dell'entusiasmo, il clipping si manifestava chiaramente. Osservazioni molto simili possono essere fatte con i diffusori nOrth SM5.1: bassi puliti e ben controllati, ottima chiarezza in gamma media, immagine definita e molto ben a fuoco. Con un'efficienza dichiarata di 88 dB, ho dovuto limitare il volume ancor più che con le B&W.

Posso affermare che questi sistemi a due vie piuttosto commerciali si sono ben comportati in abbinamento con i monobloc Eclipse. Tuttavia, la loro ridotta efficienza unita alla limitata potenza disponibile costringono a dei compromessi che, a volte, possono rivelarsi troppo vincolanti. L'efficienza dei restanti diffusori era compresa in un intervallo tra i 92 ed i 98 dB, inoltre l'assenza di crossover (o un crossover molto semplice come nelle Electro-Voice) si è rivelata provvidenziale per degli amplificatori con una potenza di soli 10 watt.

I diffusori che ho provato successivamente con i monobloc EC626 sono stati una coppia di Hornshoppe Horns, notoriamente molto esigenti riguardo all'amplificazione. Gli Horns, con una sensibilità di 92 dB, sono parsi subito più efficienti degli altri diffusori testati, anche perché avendo un singolo altoparlante sono sprovvisti di una rete crossover che assorbe parte della potenza. Con buona parte degli amplificatori a transistor, gli Horns restituiscono un suono stridente, irritante ed affaticante: questi diffusori hanno bisogno di un'amplificazione molto morbida e musicale. I risultati ottenuti con gli Eclipse, invece, sono stati di vario tipo.
Il suono si è rivelato molto pulito, senza traccia di grana sulle medie e alte frequenze, e questa è la buona notizia. Sfortunatamente, l'abbinamento ha presentato anche un suono un po' troppo esile, come se i mediobassi non fossero riprodotti con il necessario peso. Inserendo nella catena un preamplificatore a valvole la situazione è leggermente migliorata, senza dubbio la qualità della riproduzione si è rivelata molto buona anche se, in ogni modo, l'impressione di una certa esilità nel suono è rimasta. Come contropartita il dettaglio e la chiarezza d'emissione hanno conseguito un risultato eccezionale, superando la prestazione di tutti gli altri diffusori che ho utilizzato per provare i monobloc della Eclipse. Eccellente anche l'immagine olografica. In abbinamento con un subwoofer Hornshoppe Hornline, tagliato alla frequenza relativamente alta di 100Hz, i risultati all'ascolto sono stati molto buoni e coinvolgenti. Con il sub si è persa un po' d'accuratezza nell'immagine sonora, forse a causa della frequenza di taglio così elevata. D'altra parte, questa piccola perdita è un prezzo piuttosto basso da pagare, a fronte di un marcato miglioramento nelle caratteristiche tonali dell'insieme.

La sostituzione degli Hornshoppe con i diffusori Omega TS-1 (96 db d'efficienza), ha cambiato completamente la situazione. I monobloc EC626 hanno sfoderato una prestazione deliziosa e sorprendente, suonando sia morbidi sia dettagliati, precisi, chiari e sempre musicali. Gli Eclipse non hanno potuto raggiungere la liquidità d'emissione in gamma media e alta di un buon amplificatore SET equipaggiato con la valvola 2A3; tuttavia hanno compensato la piccola defaillance con un estremo acuto molto esteso, che ha restituito una riproduzione brillante ed effervescente dei brani ricchi di frequenze acute ben registrate, specie se confrontati con la maggior parte degli altri amplificatori SET. Eccellenti anche il controllo sulle basse frequenze e la chiarezza d'emissione.
I transienti a bassa frequenza si sono rivelati deliziosi, veloci e solidi. Le complesse e particolari percussioni presenti su Mediterranea di Benise avevano più impatto e definizione rispetto ai miei amplificatori SET, senza peraltro presentare il basso esagerato e lento che è diventato così comune sugli apparecchi allo stato solido destinati al mercato di massa. Certo, quest'accoppiata ampli/casse non ha potuto restituire il forte impatto viscerale del live di Benise, ma il sentimento ed il contenuto emozionale della musica sono rimasti intatti.

Le prestazioni sulle medie frequenze dei finali Marchand sono state molto elevate. Le voci, dal vellutato tenore John Gary all'eterea bellezza di Charlotte Church, sono state riprodotte in modo eccellente dai diffusori Omega: c'è molto da dire sulla qualità sonora dei progetti con singolo altoparlante e senza crossover. Rispetto all'amplificatore Fi X, un 3-watt SET che spesso uso per pilotare le Omega, ho rilevato dei benefici: una maggior spazialità, l'abilità di riprodurre passaggi musicali complessi con una migliore separazione tra gli strumenti ed una chiarezza non ottenibile con soli tre watt a disposizione.

Per l'esperimento finale, ho provato un'altra coppia di diffusori un po' particolare. Sono degli esemplari autocostruiti, open-baffle che utilizzano un paio d'altoparlanti d'epoca (1950) modello Electro-Voice 12TRX. Il 12TRX è un driver coassiale da 12 pollici ed ha il cono in carta, un conetto per i medioacuti con smorzamento in feltro ed un tweeter a compressione caricato a tromba. L'efficienza è di 98 dB. La rete di crossover è gestita da un singolo condensatore sul tweeter e da un L-pad che attenua le alte frequenze. Gli altoparlanti Electro-Voice sono notoriamente in grado di mettere a nudo i difetti sonori di molte amplificazioni moderne allo stato solido. Aspettandomi quindi qualche magagna, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare i Marchand Eclipse EC626 monobloc, abbinati ai 12TRX, notevolmente potenti e molto musicali, a patto di utilizzare un pre a valvole per pilotarli.

I passaggi musicali complessi, come ad esempio quelli della Seconda Sinfonia di Beethoven, sono stati riprodotti molto bene dalla combinazione Omega/Eclipse. Tuttavia, la capacità della coppia Eclipse/Electro-Voice di analizzare in dettaglio il suono nelle registrazioni e di separare chiaramente ogni strumento, lasciando contemporaneamente scorrere la musica senza apparenti costrizioni, è stata per me una rivelazione. Gli Eclipse hanno fornito una riproduzione estremamente dettagliata, senza perdere per questo la musicalità. Passando al LP di Jacintha, Lush Life, mi sono ritrovato la cantante in salotto, circondata dalla sua band. Ascoltare questo abbinamento ampli/casse è stata un'esperienza deliziosa, talvolta un po' esaltante poiché in qualche occasione mi ha fatto provare brividi d'emozione. I Marchand EC626 Eclipse monobloc sono amplificatori capaci di restituire una superba riproduzione musicale.

Ho provato ad abbinare gli EC626 a tre preamplificatori solid state ed a tre preamplificatori a valvole. L'accoppiata EC626/BV Audio P1 è risultata un po' troppo brillante ed analitica: lo scorrere della musica è stato sostituito da una precisione di dettaglio talvolta troppo in evidenza. Utilizzando le regolazioni di guadagno a + 6 dB ed a + 9,5 dB dell'IRD Purist, ho ottenuto un suono simile a quello del Audio P1: un'analiticità a volte eccessiva. Le cose sono cambiate quando sul Purist ho selezionato la regolazione a zero guadagno: non ho perso i dettagli ed il suono si è presentato più musicale e meno analitico. A livello di sperimentazione, ho provato ad utilizzare anche le uscite "pre out" di un sintoamplificatore d'annata, un Marantz 2245, con le quali ho pilotato i due finali Marchand. Rispetto al Purist ed al P1 il suono si è presentato più caldo, meno analitico, mancante di una gran parte del dettaglio, come se una coperta fosse stata stesa sui diffusori. Di certo la situazione non è migliorata.

[Eclipse Pair]
La coppia Eclipse, pronta per il rodaggio iniziale.

Tutti e tre i preamplificatori a valvole, un Decware ZTPre, un Mapletree Audio Design Octal-6 ed un Conrad Johnson PV-2a hanno esibito un suono più caldo e musicale dei loro fratelli allo stato solido. Il Conrad-Johnson è stato molto soddisfacente dal punto di vista musicale ma si è rivelato anche molto rumoroso, specie quando l'ho utilizzato con i diffusori Electro-Voice. Tra i valvolari, lo ZTPre ha vinto la palma per il minor rumore di fondo, ridotto quasi come quello del Purist e del P1, ed ha esibito anche il suono più chiaro e dettagliato. Tra tutti, il Decware ZTPre ha dimostrato di raggiungere la miglior sinergia con gli amplificatori Marchand EC626.

Impressioni Positive

L'estensione sull'estremo acuto dei finali Eclipse è molto buona. Se paragonata a quella d'altri amplificatori high end allo stato solido, può non sembrare eccezionale. Paragonata, invece, a molti finali SET, specie a quelli che usano triodi a riscaldamento diretto, è risultata davvero formidabile. E' raro ascoltare un estremo acuto brillante dai dispositivi muniti di 300B: spesso suonano un poco "scuri".

Il basso è solido e pulito, i transienti a bassa frequenza sono veloci e molto ben controllati. Molti finali SET non possono raggiungere, sulle frequenze basse, la qualità di un amplificatore allo stato solido. Gli Eclipse EC626 riescono a dare nello spettro inferiore della banda audio una qualità pari a quella delle migliori realizzazioni allo stato solido (sempre che l'ascoltatore osservi le limitazioni di potenza di questi finali). E questo è un complimento!

I monobloc Marchand Eclipse hanno un suono molto dettagliato. Contrariamente ad altri finali allo stato solido che sembrano coprire il suono con velature multiple ed uccidono il microdettaglio, gli amplificatori Marchand paiono proprio trasferire agli altoparlanti tutto quello che è presente sul disco. Forse è la mancanza di controreazione negativa, o forse è la circuitazione molto semplice, sta di fatto che gli Eclipse permetteranno a molta gente abituata alle solite amplificazioni a transistor di scoprire suoni e strumenti nuovi, dettagli presenti sulle registrazioni sempre rimasti nascosti. Questa è una qualità che ho sempre ammirato nel mio amplificatore Decware SE84C Select, solo che gli Eclipse sono in grado di farlo erogando una potenza di sei volte superiore.

Il pregio più importante degli EC626 monobloc sta nella loro capacità di fornire una prestazione musicale coinvolgente, a patto che siano abbinati ad altri apparecchi appropriati e che siano correttamente interfacciati. Certi finali allo stato solido suonano in modo sterile e troppo analitico, ciò indipendentemente dal set-up. I Marchands non hanno questo difetto.

Con soli dieci watt a disposizione, in questi amplificatori è facile provocare il clipping. Fortunatamente, il loro clipping è abbastanza morbido, quasi come quello di un valvolare. Pertanto, se vi dovesse capitare di sovra pilotarli (a me è successo un po' di volte), il suono ne soffrirà drasticamente ma i diffusori rimarranno intatti.

I monobloc EC626 hanno come caratteristica tipica la semplicità del progetto. Dal circuito che usa il minimo dei componenti all'estetica che rifugge dagli ornamenti non funzionali, gli Eclipse evitano la complessità in favore di una sobria eleganza ed un'eccellente qualità costruttiva.

Impressioni Negative

Tra tutte le qualità positive e degne di nota dei monobloc Eclipse, c'è un inconveniente piuttosto serio che va tenuto in considerazione prima di procedere all'acquisto. Durante le mie prove, li ho abbinati a numerosi altri apparecchi che ho avuto disponibili per alcuni mesi. Ho avuto modo di osservare che quando l'abbinamento era buono, la qualità sonora era eccellente. Peraltro, se la qualità dell'abbinamento non era ottimale, il risultato sonoro si deteriorava molto facilmente. Non ho idea della ragione per cui questi fatti si siano verificati, e potrebbero non costituire un problema con altri abbinamenti ed in altre sale d'ascolto. Il tutto potrebbe anche dipendere solo dal mio ambiente d'ascolto, che sta per essere ristrutturato. In ogni modo, l'acquirente degli Eclipse non si deve arrendere se di primo acchito i suoi finali non suonano in modo eccellente. Un'adeguata sinergia del sistema e la sua accurata messa a punto risulteranno di certo premianti.

Devo ancora evidenziare che con i due preamplificatori allo stato solido d'alta qualità che ho provato, un BV Audio P1 ed un IRD Purist (per quest'ultimo tranne che nella configurazione passiva), i monobloc Eclipse si sono rivelati troppo brillanti, con un dettaglio che si avvicinava eccessivamente al suono scolpito tipico di molti finali allo stato solido. Passando ad uno qualsiasi dei preamplificatori a valvole che ho citato, il carattere del suono cambiava in meglio, perlomeno negli esperimenti che ho portato a termine.

Sfortunatamente non ho avuto sottomano nessun preamplificatore passivo Marchand Electronic per verificare come si sarebbe comportato con i monobloc Eclipse. Tuttavia, visto che il suono migliore con i pre allo stato solido è saltato fuori dall'IRD Purist con il guadagno settato a zero (l'equivalente di un passivo), posso supporre che un preamplificatore passivo Marchand possa abbinarsi molto bene a questi finali.

I monobloc EC626 non hanno la potenza per scuotere molti diffusori tipicamente "high end". Con soli dieci watt, sono limitati a poter gestire delle casse con un'efficienza di almeno 92db/1watt/1metro o maggiore. E' lo stesso problema che ho verificato con tutti gli amplificatori SET.

Quando abbinati ad alcune sorgenti digitali, come ad esempio il nOrh CD-1 utilizzato per questa recensione, talvolta può essere udita una certa durezza. D'altra parte devo sottolineare che, rispetto a certi progetti in push-pull allo stato solido (ed anche a certi progetti valvolari), questa durezza è più tenue che dominante. Di solito gli amplificatori molto dettagliati sembrano estrarre tutta la durezza della sorgente, per poi inviarla ai diffusori. L'EC626 non fa eccezione. Tenendo in considerazione il suono superbo estratto dagli LP con l'Eclipse, è necessario l'utilizzo di una sorgente digitale di livello superiore: uno sforzo che vale la pena di compiere.

A causa della circuitazione in Classe A, questi finali diventano piuttosto caldi a regime ed hanno bisogno di essere collocati in modo da poter smaltire bene il calore. Assomigliano più ad altri finali in Classe A piuttosto che ai soliti amplificatori in Classe AB allo stato solido ai quali sono vicini esteticamente. Tuttavia, contrariamente alle bollentissime valvole di paragonabili finali SET concorrenti, la massima temperatura rilevata sui dissipatori non sarà sufficiente a farvi ustionare le dita.

[Cover off the Eclipse]
Veduta dell'Eclipse con il pannello superiore rimosso. E' evidente anche nella foto digitale a bassa risoluzione la costruzione solida, semplice e pulita.

Conclusioni

Ogni progetto audio deve sottostare a dei compromessi. Pertanto, gli acquirenti devono essere messi nella condizione di capire la natura di tali compromessi. I finali EC626 Eclipse trasmettono un suono veramente dettagliato, troppo dettagliato se il front-end audio non è all'altezza della situazione. Non perdonano gli abbinamenti poco sinergici, restituendo un suono ben poco piacevole. D'altra parte sono anche in grado di raggiungere prestazioni meravigliose e molto musicali, semprechè il resto della catena audio sia attentamente abbinato. E' importante rilevare che quanto sopra si può sostenere per quasi tutte le apparecchiature high-end audio. Devono essere abbinate per ottenere una buona sinergia, e l'impianto deve essere tarato adeguatamente per ottenere un vero suono high-end.

Cosa si può pensare dei monobloc Marchand Electronic EC626? Sono dei finali a transistor single-ended che forniscono la maggior parte dei vantaggi concernenti la configurazione SET eliminandone alcuni svantaggi. Hanno un suono più immediato, più musicale e più coinvolgente della gran maggioranza dei progetti allo stato solido, ma sono limitati nella scelta dei diffusori perché erogano poca potenza. Hanno più potenza di gran parte degli altri progetti in configurazione SET, e la erogano senza ricorrere ai fragili involucri in vetro delle valvole. Per qualcuno la cosa potrà rappresentare uno svantaggio, poiché l'impatto visivo di un tubo termoionico incandescente ha un effetto viscerale su molte persone. Tuttavia, c'è un'altra categoria di persone che non desidera avere apparecchiature con alte tensioni al loro interno, controllate da dispositivi antiquati come le valvole, a volte soggette a cedimenti catastrofici che possono danneggiare l'amplificatore.

L'Eclipse Single-Ended MOSFET è una meravigliosa aggiunta all'immensa varietà d'apparecchiature disponibili per gli audiofili. Apre una nuova strada nell'approccio dell'amplificazione audio ad un prezzo che, pur non economico, è anche molto al di sotto dei livelli stratosferici raggiunti da altri modelli d'amplificatori single-ended allo stato solido.Combinando la gran parte dei vantaggi relativi alla configurazione single-ended valvolare con la maggior praticità dei dispositivi a transistor, l'EC626 offre un bouquet di qualità che sarà molto apprezzato da chi avrà la pazienza di abbinargli le apparecchiature giuste. Da un certo punto di vista, questa recensione è stata un poco frustrante: ho dovuto cercare di scoprire le combinazioni che avrebbero permesso all'Eclipse di brillare. Ora che so cosa serve a questi amplificatori e li posso veramente apprezzare, sarà una tristezza vederli andar via.

Un sentito ringraziamento a Phil Marchand della Marchand Electronics, per avermi fornito le informazioni di base ed i campioni utilizzati in questa recensione. Lo ringrazio anche per l'enorme pazienza che mi ha dimostrato mentre preparavo questa lunga recensione

© Copyright 2004 Richard George - www.tnt-audio.com
Fotografie di Richard George, salvo dove diversamente indicato.

Traduzione: Davide Baldini

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