Visita della mostra High End 2017 a Monaco

Visitatore: Carlo Iaccarino
La mostra si è svolta dal 18 al 21 maggio 2017 presso la M.O.C., centro fieristico di Monaco di Baviera, in Germania
Scritto: Giugno 2017
Sito web ricco di informazioni: High End Society

Premessa

Eccoci di nuovo a Monaco. Quest'anno è primavera avanzata e le bancarelle - e i menu dei ristoranti - sono pienamente dedicate all'arrivo dell'asparago (è la spargel zeit), il clima è accogliente e, fortunatamente, le previsioni di pioggia e freddo proprio nel periodo della mostra si riveleranno twainescamente esagerate.

Per non tediarvi, vi dico subito che confermo tutto quanto già illustrato nei miei precedenti scritti a proposito dell'incommensurabile ampiezza e varietà della mostra. Posso solo aggiungere che quest'anno il numero di esibitori mi è parso notevolmente incrementato e ciò, unitamente alla mia scarsa capacità organizzativa, mi ha impedito di riuscire a visitare l'intera mostra, nonostante vi abbia dedicato tutte e quattro le giornate previste. In effetti, anche quest'anno mi sono regalato una personalissima vacanza, vagando per quattro giorni in un bellissimo paese dei balocchi, ed anche quest'anno ne sono uscito satollo e frastornato; in più, anche dispiaciuto di avere perso l'occasione di visitare molti stand o salette: il mio più grave rammarico è stato avere scoperto solo dopo le 16 di domenica, nella Hall 4, lo spazio Bryston col loro leggendario dispensatore di caffé espresso :-)

L'anno scorso mi chiedevo come avrebbe retto l'organizzazione alla fuoriuscita del suo storico direttore, Branko Glisovic, che se ne è andato in pensione - lui così dice, ma chi ci crede? :-) non mi pare il tipo che riesca a stare fermo...
Beh, posso dire che... non ce ne siamo accorti; almeno chi, come me, è stato un visitatore della mostra ha trovato la usuale perfetta efficienza organizzativa e si è goduto un ottimo show che è filato via senza intoppi e senza creare nessun ostacolo o difficoltà. Insomma, il visitatore è messo sempre a proprio agio e l'unico suo compito è divertirsi... Direi che non è male. Ed anche gli espositori mi sono sempre sembrati sereni, quindi devo presumere che non abbiano incontrato eccessive difficoltà.
L'unico disappunto, ma si tratta di un rilievo di poco conto, è venuto - anche da parte di alcuni espositori - riguardo alle interferenze sonore di salette adiacenti: alcuni - pochi - impianti a volte suonavano a volumi troppo alti e disturbavano i vicini, magari anche per via delle porte lasciate aperte, com'è giusto che sia in una mostra finalizzata ad attirare il pubblico nelle salette. Ma va detto che, nella quasi totalità dei casi, le demo filavano via lisce, senza indebite invasioni di campo.

Parlando delle demo, altro commento notevolmente positivo devo farlo rispetto alla selezione musicale proposta. Da più parti, sulla stampa e sui vari forum, si leggevano critiche riguardo alla musica usata per le demo, sempre uguale e sempre limitata a "classici audiofili da mostra audio". Ora, non voglio pensare che tali voci abbiano davvero influenza nel mondo reale, però devo dire che a Monaco ho sentito musiche davvero diverse fra loro, spesso insolite; ciò è stato sicuramente favorito dalla possibilità di ravanare all'interno di corposi archivi di file musicale che praticamente ogni saletta usava come sorgente musicale.
Si è giunti anche alla paradossale situazione per cui l'utilizzo di classici audiofili era reputato quasi sconveniente, con l'ipocrita preoccupazione politically correct di non suonarli affatto. Anche questa mi pare un'esagerazione. È stato divertente, per esempio, il dimostratore di Trinnov che, nel chiedere al pubblico preferenze per i brani da ascoltare, si è mostrato sollevato quando qualcuno ha chiesto The look of love di Diana Krall, brano, ed artista, che gli piaceva, ma che gli altri responsabili di saletta gli avevano vietato proprio per evitare di essere accusati di utilizzare clichè da mostra audio.

Nella conferenza stampa di apertura sono state dette molte cose; quella che, credo, sia di magggior rilievo per chi legge è che la H.E.S. ha confermato che, per loro, la MOC resta il luogo più adeguato per la mostra. A chi obiettava che il numero di espositori sta crescendo troppo, hanno risposto che effettivamente anche quest'anno, pur avendo incrementato in percentuale il numero di espositori, hanno completamente esaurito lo spazio espositivo disponibile e che hanno piani di espansione per l'anno prossimo. In particolare, vorrebbero espandersi occupando ulteriore spazio al primo o al secondo piano negli "atrium", cioè dove sono le salette più tradizionali; inoltre, stanno seguendo l'andamento dei lavori di un'ulteriore spazio espositivo in costruzione proprio davanti alla MOC. Effettivamente nell'area frontistante l'ingresso della fiera è in costruzione un grosso spazio fieristico che, si legge già ora, sarà dedicato ad esposizioni motoristiche; ma credo che nulla impedisca che certi spazi possano ospitare macchine suonanti, anzichè rombanti. I lavori mi sono parsi ancora ben lungi dal terminare, ma potrei non avere tenuto conto della proverbiale teutonica efficienza :-) Spero di riuscire ad aggiornarvi l'anno prossimo ;-)

Fra le chiacchiere iniziali cui ho dedicato gran parte del primo giorno di visita, va segnalata la "lecture" di Bob Stuart sul suo MQA, il sistema di codifica e trasmissione di file ad alta risoluzione con certificazione di migliore rispondenza all'originale, che ora lo sta occupando a tempo pieno, tanto che si presenta come Bob Stewart di MQA, non più di Meridian. In realtà la presentazione non ha aggiunto nulla a quanto diffusamente illustrato in passato - ed al cui pedestre mio riassunto del 2015 inelegantemente vi rimando - circa la natura e lo scopo del sistema.
La vera novità sta nel fatto che ora sono salite a bordo moltissime etichette e servizi di distribuzione della musica: l'ultima arrivata è la Sony! In effetti, mi è parso che oramai tutte le ditte produttrici di macchine destinate a riprodurre uno stream di dati audio si siano adeguate e dotino della certificazione MQA almeno i modelli di punta, affermando a chiare lettere la capacità di effettuare le complesse operazioni di "unfolding" & decodifica necessarie a riprodurre un file musicale facendo accendere la scritta MQA sul frontale :-) Paradossalmente, questa certificazione è più estesa verso modelli economici nei cataloghi delle majors (come Onkyo e, quindi, la sua acquisita Pioneer) che hanno aderito al sistema, piuttosto che in quelli dei produttori più audiophile, ma, necessariamente con una produzione meno estesa.
Così come restano ancora vari dissidenti che, pur proponendo DAC aggiornatissimi capaci di decodificare segnali ad altissima risoluzione, non hanno siglato alcun accordo di licenza con MQA: mi vengono in mente Playback Designs, di Andreas Koch, strenue sostenitore del DSD e fiero antagonista di MQA; oppure Moffatt e la sua Schiit. Origliando le conversazioni in giro per la mostra, mi ha colpito una obiezione spesso sentita, secondo cui non ci sarebbe un vero modo di essere sicuri dell'efficacia acustica del trattamento MQA, perchè per moltissima musica, specialmente del passato, non si ha la certezza di quale master sia stato usato, ed anzi è verosimile che si stato fatto un previo lavoro di rimasterizzazione proprio per affidarlo alla successiva distribuzione in formato MQA.
Certo, non aiutano a far chiarezza né il - comprensibile - riserbo che aleggia attorno al contenuto tecnico del sistema, né la politica di licenza di MQA che, a quanto ho capito, sostanzialmente fa acquistare un pacchetto di trattamento del segnale, non permettendo, ad esempio, il rilascio dei codici per inserirli nei software di gestione degli streamer/DAC (come sembra avesse inizialmente fatto Auralic, ma senza alcuna autorizzazione: ancora oggi Auralic non certifica MQA le sue aggiornatissime macchine).

Atra presentazione molto interessante è stata quella di Christian Hartmann, un ricercatore dell'Istituto Bavarese di tecnologia per la radiodiffusione, che ha parlato di quello che parrebbe essere il "futuro dell'audio". Molte volte abbiamo sentito questo slogan, ma questa volta la cosa sembra davvero interessante.
Si tratta dell'OBA, acronimo - gli anglosassoni li adorano! - di Object Based Audio. Sostanzialmente, a quanto ho capito, si tratta di un diverso modo di affrontare la produzione di contenuto audiovisivo. Normalmente si veicolano i segnali audio attraverso l'usuale percorso registratore multitraccia-mixer-assegnazione della posizione virtuale ad ogni traccia-master finale elaborato secondo le diverse destinazioni (stereo, multicanale, multilingue, ecc.). In una produzione OBA, invece, ogni traccia diventa un "oggetto" musicale, dotato di autonome proprietà (sempre decise in fase di produzione) che sono registrate in campi di metadata che accompagnano ogni "oggetto".
La grande differenza consiste nel fatto che il "vestito" finale del prodotto audio viene confezionato a livello di utente finale, anzichè tradizionalmente in fase di masterizzazione. Ciò consente di adattare questo "vestito" non solo al contenuto musicale, ma anche al tipo di utilizzatore finale. Per cui, ipersemplificando, se sto riproducendo questo segnale in un impianto multicanale, i vari "oggetti" avranno nei metadata le istruzioni per sapere a quale canale essi andranno assegnati. Se, invece, il segnale lo riproduco in un impianto stereo, i metadata di ogni "oggetto" diranno all'apparecchio (che diventa sostanzialmente un renderer) quali dovrà piazzare a sinistra e quali a destra. E - e qui viene la parte più interesssante - se sto ascoltando quel prodotto musicale con le cuffiette dello smartphone, quegli stessi metadata diranno al renderer nel telefonino come riprodurre gli "oggetti" cui si riferiscono, magari effettuando compressioni dinamiche, ma sempre rispettandone le caratteristiche, così assicurando un'alta qualità (tendenzialmente, la massima possibile) in ogni occasione, portandola sia nei salotti che nelle cuffiette.
L'obiettivo di questo OBA è rendere la produzione indipendente dal modo in cui l'utilizzatore finale userà il file, così svincolandosi dalle molteplici piattaforme attraverso le quali oggi i contenuti audio vengono distribuiti, razionalizzando la produzione e risparmiando sui costi di una produzione multipla secondo le varie piattaforme che si intendono servire. Si tratta di un approccio filosoficamente non lontano da quello alla base del MQA, che pure dota il segnale audio di un set di istruzioni destinate al "pezzo" (player software, streamer o DAC), esterno allo studio di registrazione/masterizzazione, che si dovrà occupare della ricreazione (torna il concetto del renderer) analogica del segnale. Il sistema mi pare concettualmente valido: vedremo se la codifica audio ad oggetti avrà la stessa fortuna che in informatica ha trovato la programmazione ad oggetti.
Per ora, sono già in commercio apparecchi che sono in grado di trattare un segnale audio codificato OBA: sono tutti gli apparecchi multicanale in grado di trattare segnali nello standard ATMOS e DTS-X, nonchè i ricevitori di segnale DVB-T e MPEG-H. Nel broadcasting, produzioni OBA possono essere veicolati col sistema DVB/DVB+.

Espositori

Allora, bando alle ciance. Di seguito vi illustrerò qualcuna fra le cose che mi hanno più interessato e che ho provato a documentare con le mie pessime foto.

RIVIERA AUDIO LABORATORIES
Chiariamo subito una cosa. Sono evidentemente di parte. Si tratta della nuova iniziativa dell'Ing. Luca Chiomenti, raro caso di Milanese emigrato a Napoli :-) con il quale mi pregio di essere amico e condividere scorribande enogastronomiche - e non si direbbe mai, vedendolo...
Luca Chiomenti - Riviera Audio Laboratories
Quindi, ne parlo bene, ma con evidente totale difetto di imparzialità.
Il nostro, alleandosi con altri folli, tra i quali Silvio Delfino, nome storico dell'Alta Fedeltà Italiana, propone una serie di elettroniche ibride, fra cui un pre, finali mono e stereo,
Luca Chiomenti - Riviera Audio Laboratories
ed un intrigante Headphone Power Amplifier, che nasce come ampli per cuffie, ma ha una sezione di potenza talmente buona da potere pilotare dei normali diffusori: è infatti dichiarato per 2 x 10 watt per canale su 8 ohm.
Il marchio si vuole distinguere anche nel modo in cui proporsi al pubblico: si farà conoscere mediante i canali informativi classici (sono imminenti prove su riviste e già circola la pubblicità) e avrà un risrettissimo numero di rivenditori come unici luoghi dove i potenziali acquirenti interessati potranno organizzare gli ascolti dei modelli di loro interesse. Non ci sarà un "listino al pubblico", non li troverete in vendita su siti online con forti sconti e non vi saranno canali "paralleli" di distribuzione.
Mi sono stati illustrati come apparecchi studiati con un approccio del tutto personale e, se vogliamo, atipico, con scelte circuitali e componentistiche fatte, sí, in funzione di buoni risultati strumentali alle misure (Luca, in fondo, è sempre un ingegnere), però a quelle misure ritenute importanti in funzione dell'ascolto, e non, come tradizionalmente accade, viceversa... Si tratta, quindi, di oggetti impegnativi, sia nel momento della loro ideazione e produzione, sia in quello della loro scelta, sia in quello del loro... acquisto, con prezzi che, grosso modo, dovrebbero stare nel range fra 10.000 e 30.000 Euro. Per ogni informazione, quindi, sarà necessario visitare il loro sito web e cercare il rivenditore più vicino presso cui informarsi.

TRINAUDIO
Restiamo in Italia, e guardiamo ancora a sud, Ragusa, Sicilia.
Sono tornato a far visita all'Ing. Martorana
Marco Martorana - Trinaudio
Mi ha confermato un buon riscontro di interesse per il suo marchio e mi ha mostrato le novità che era riuscito a sviluppare per la mostra.
Innanzitutto, è riuscito a completare il suo giradischi Gyros, ora disponibile sia nella tradizionale versione per bracci da 9 pollici (per 3.700 Euro netti; 4.300 con un braccio Jelco già installato), sia nella nuova versione per bracci da 12 pollici (per 4.200 Euro netti; 5.070 con un braccio Jelco già installato), alla quale ha apportato le necessarie modifiche alla struttura per bilanciare la più estesa basetta.
Gyros - Trinaudio
L'Ing. Martorana mi diceva di avere migliorato anche il suo Fysys 35A, ampli integrato a tubi in classe A con alimentazione esterna (per 9.950 Euro netti). Ma, più di tutti, era molto orgoglioso del suo Keleyma rho monos, preampli phono MC a tubi
keleyma rho monos - Trinaudio

ESTELON
Il costruttore Estone ha portato le sue nuove creazioni. Sicuramente i diffusori YB, da 16.ooo Euro, che non suonavano affatto male.
YB - Estelon
Ma la reale innovazione era l'elettronica che li pilotava e che, probabilmente, aveva molto del merito del buon suono che si sentiva nella saletta.
Si tratta, infatti, di un apparecchio che unisce una sezione di trattamento del segnale digitale che funziona sostanzialmente da streamer su base HQplayer, con capacità anche di essere un endpoint Roon, unita ad una sezione di "amplificazione" che tratta il segnale digitale nello standard DSD, lo amplifica in potenza e ci pilota direttamente i diffusori, al cui crossover è sostanzialmente, affidato il compito di effettuare la filtratura passa-basso che con il segnale DSD è teoricamente sufficiente alla fedele ricostruzione del segnale analogico. Sostanzialmente, un "DAC di potenza", che mi ha fatto tornare in mente l'amplificatore totalmente digitale che Sharp introdusse alla fine del secolo scorso (e poi abbandonò, chissà perchè).
L'elettronica usata per pilotare la coppia di YB era prototipale e, comunque, non attualmente disponibile, anche se il progettista mi ha detto che, in fiera, molti gli hanno chiesto se fosse stato possibile acquistare i suoi diffusori con il loro amplificatore. Per ora non se ne parla, ma questo risultato è già disponibile con un altro modello di diffusore, forse più interessante. Si tratta dei Lynx (da 40.000 Euro per la versione col tweeter in diamante, o 50.000, se si desidera il tweeter in berillio).
Lynx - Estelon
Sono diffusori che possiedono internamente quell'elettronica che, separatamente, pilotava le YB. In questo modo i Lynx sono amplificati, ma sono anche capaci di ricevere direttamente il segnale digitale. A tanto, il costruttore ha aggiunto la capacità di ricezione del segnale wireless, secondo un complesso sistema che deve utilizzare anche un'ulteriore portante radio per veicolare un precisissimo e velocissimo segnale di sincronismo cui ogni dac di potenza interno al diffusore deve obbedire, per evitare sfasamenti fra l'emissione di un diffusore e l'altro.
Tutto questo sistema elettronico, che, sostanzialmente, rende totalmente privo di scatole e fili il sistema audio, prende il nome di Estelon Intelligent Audio. Il Lynx, poi, si completa con la - usuale, per questo costruttore - motorizzazione del gruppo medioalti, che può alzarsi o abbassarsi in funzione dell'installazione in ambiente e del punto di ascolto.
Si tratta, effettivamente, di un approccio innovativo e, se non inedito, sicuramente non comune e certamente molto ben realizzato. La presentazione di Monaco è stata una prima mondiale, ed il Lynx, effettivamente, presentava qualche problema di stabilità del segnale di sincronismo - probabilmente dovuto alla forte interferenza generata dalle tantissime reti wireless di tutti gli espositori - fra i due diffusori, che spesso restavano muti, come previsto dal sistema nel caso non si riesca a garantire che emettano perfettamente in fase fra loro.
Ma è una soluzione brillante; peraltro, potenzialmente non limitata ad una sola coppia stereo, potendo mettere in ambiente quanti diffusori riescano ad essere visti nella rete wireless. In un prossimo futuro potrebbe prevedersi anche una distribuzione digitale di un segnale non solo con i soliti due canali stereo, ma anche multicanale, con una facilità di installazione ed un'assenza di interferenze estetiche non da poco: per ogni cassa basta una presa elettrica ed una connessione wireless alla rete di casa per affacciarsi agli stream esterni (ad es., Tidal), o interni (ad es., i nostri file su NAS), pilotando il tutto con la app proprietaria.
Mi pare davvero abbastanza futuristica come impostazione, almeno per un baby boomer come me; magari apparirà un sistema scontato per i millenials, ammesso che ce ne sia qualcuno interessato a spendere tanti soldi per sentire musica in casa...

LAB 12
Anche quest'anno non mi potevo esimere dal passare a trovare i nostri amici greci di LAB 12, per la tradizionale foto di gruppo che, purtroppo, è tornato nella sua usuale composizione, perchè un padre degenere ha preferito una vacanza bavarese ai suoi doveri di accudimento della prole... beh, come me, d'altronde :-)
LAB 12
I ragazzi mi hanno confermato un buon andamento anche per l'anno passato, e mi hanno indicato due novità preparate per la fiera.
La prima è il Melto2, un preampli phono a valvole ampiamente configurabile, che verrà commercializzato dopo l'estate ad un prezzo di circa 2.600 Euro netti.
Melto2 - LAB 12
La seconda novità è il Noyra, un distributore di rete con 6 uscite, un po' il fratellino del Gordian, ma senza la sua sofisticata elettronica attiva e di monitoraggio della corrente, proposto ad un prezzo decisamente più abbordabile, di circa 900 Euro. Qui l'ho immortalato sul suo "lato b", decisamente più interessante del frontale, una piastra di alluminio da 50 mm., dove compaiono solo i led di status.
Noyra - LAB 12

TAD
È sempre un punto di riferimento dell'intera mostra: il salone TAD in fondo al corridoio. Non faccio mistero di apprezzare moltissimo il suono TAD e anche quest'anno non sono stato deluso. Solito suono trionfale per l'impianto "grande"con il top dei diffusori e delle elettroniche della casa, a prezzi immobiliari.
TAD
Ma la mia curiostià era principalmente rivolta ai nuovi diffusori a 3 vie da supporto MICRO EVOLUTION ONE.
micro evolution one - TAD
Sono il modello d'ingresso della serie Evolution, e vengono via per 14.500 Euro, IVA e stand – presentati come dedicati e, naturalmente, indefettibili - inclusi. È un modello che già avevano esposto a Monaco l'anno scorso, ma in veste prototipale, chiaramente mirando ad un effetto di anticipazione, per "far venire la voglia" di sentirle in versione definitiva.
Fra le caratteristiche permane il driver concentrico per medie ed alte frequenze, uno dei capisaldi di tutta la serie, e c’è anche un originale condotto di accordo per le frequenze basse che sfiata dai fianchi del diffusore, creando una specie di flusso d’aria lamellare.
Dal modello inferiore non è lecito attendersi una prestazione paragonabile a quella dei fratelli maggiori; con le Micro Evolution, invece, si può fare, anzi, si DEVE. Ovviamente, la mia memoria non è in grado di farmi ricordare l'ascolto dell'anno scorso, ma certamente quest’anno questi diffusori hanno suonato benissimo, equilibrati, piacevoli, estesi in basso e rifiniti in alto; insomma, per me - e non solo per me, a sentire gli astanti - si è subito percepito il (buon) "suono di famiglia". Naturalmente, la demo si è svolta a volumi di ascolto più contenuti (ma non troppo) rispetto a quelli seguiti con l'impianto maggiore. Ciò, probabilmente, per merito del civile rispetto delle regole che la H.E.S. ha imposto (ma senza vigilare...) sui livelli massimi da raggiungere per non disturbare i vicini. Tuttavia, questa circostanza ha anche mostrato un grande pregio di questi Micro Evolution: riuscire a fornire una prestazione non troppo dissimile da quella degli inarrivabili modelli maggiori, nelle più normali condizioni d'utilizzo domestico.
Molti di noi ascoltano in un appartamento urbano, circondati da vicini stranamente spesso poco propensi a condividere il piacere dalla nostra bellissima musica, ed in un ambiente che, quando va bene, è condiviso con gli altri sovrani del nostro regno, ancora più stranamente spesso ancor meno propensi dei vicini nei confronti delle nostre perle musicali. Chi ascolta in ambienti di cubatura normale, non dedicati, ne' trattati, e conta su una disponibilità di denaro ampia, ma non immensa, non potrebbe mai nemmeno legittimamente aspirare a piazzarsi in casa le Reference dell'impianto grande. Proprio per venire incontro a queste esigenze, sicuramente più comuni, TAD ha previsto questo nuovo diffusore. Non è il diffusore ad avere dei limiti che ne condizionano l'utilizzo; è il loro utilizzo possibile ad essere limitato, ed in funzione di tale utilizzo limitato i Micro Evolution sono stati pensati.
Ancora una volta non posso che plaudere alla saggia scelta commerciale di TAD e, per pigrizia, ripeterò quanto già scritto, sempre da Monaco, in occasione della demo dell'anno scorso. C'è solo da congratularsi con TAD per non avere diretto le proprie energie produttive su un altro top di linea; il loro è difficilmente migliorabile e, forse, hanno ritenuto più utile rivolgere i loro sforzi economici e progettuali (quindi continuati, anche dopo il passaggio del capo progettista Andrew Jones in forza alla Elac, che ha anche correttamente riconosciuto il merito di questi ultimi diffusori integralmente allo staff di TAD) in un settore "scoperto", con maggiori margini di ritorno di tale impegno. Ultima nota positiva: il prezzo è anche lievemente inferiore ai 20.000 Euro preannunciati...

ELAC
Scusatemi, non ho resistito alla tentazione del banale collegamento fra TAD e Elac, entrambi marchi che hanno realizzato diffusori progettati da Andrew Jones che, dopo avere lasciato TAD, si è subito messo a sfornare i primi modelli di diffusori con i quali ELAC ha immediatamente incontrato un enorme successo commerciale e di critica. Quei modelli sono stati molto apprezzati anche perchè si trattava di sistemi molto economici, che si permettevano di suonare molto bene.
Quest'anno, Jones ha portato a Monaco i diffusori a torre ADANTE AF-61, da 6.000 Euro, un prezzo non basso, ma lontano in assoluto da quelli abituali delle ammiraglie, che li rendono, a mio avviso, accessibili; continua l'impostazione molto concreta, da "piedi per terra" che molti costruttori che puntano ad un reale ritorno commerciale stanno avendo.
Adante floorstanders AF-61 - ELAC
Si tratta del modello più nuovo di ELAC - letteralmente: Jones ci ha detto di avere viaggiato con i crossover e gli altoparlanti definitivi, che ha finito di montare nella saletta, all'interno dei mobili che aveva già spedito per allestire l'esposizione.
L'Adante FS presenta soluzioni tecniche non banali: oltre al driver concentrico per i medioalti, un pallino di Jones, i tre woofer che si vedono sul frontale, sono, in realtà radiatori passivi posti a valle di una doppia camera accordata, all'interno della quale emettono i driver attivi. Mi pare di avere capito che si tratti di una variante del doppio carico asimmetrico a vista, ma la mia ignoranza è pari almeno alla mia curiosità. Sul punto: attendo, quindi, fiducioso che Gian Piero Matarazzo di Audio Review ci metta le mani sopra, o meglio, dentro, come suo solito, e ci spieghi da par suo quello che non sono riuscito a carpire ad un comprensibilmente riservato Jones. Per tutti gli altri, immagino che basti dire che ogni volta che sono entrato a sentire l'impianto - sì, ci sono tornato più volte... - il suo suono mi è molto piaciuto.
A suonare bene era un intero impianto, però, fatto non solo dai diffusori di Jones, ma anche dalle elettroniche di Peter Madnick, patron della Audio Alchemy, acquisita proprio da Elac non appena rinata, che ora propone sia una linea con i vecchi apparecchi originariamente introdotti sotto il brand A.A. e fantasiosamente messi nel catalogo Elac come serie Alchemy, sia una nuova serie di elettroniche appositamente sviluppate in ELAC. Fra queste il pre analogico con DAC integrato AS-DDP12 e il finale stereofonico AS-DPA 12, entrambi da circa 2.500 Euro,
Alchemy series - ELAC
nonchè il modello DS-SQ201, qui molto mal ritratto "di schiena".
DS-SQ201 - ELAC
Si tratta di un apparecchio che riunisce sotto un unico cofano un microcomputer e una scheda – dove maggiormente si è concentrato il lavoro di Madnick - che si occupa di ricevere dati digitali dalla rete o da altre sorgenti audio, di convertirli e di pilotare un raffinato stadio di uscita stereofonico. È uno streamer e anche un DAC; ed è anche un Roon Endpoint con un abbonamento annuale a Roon incluso nel prezzo che, anche per questo apparecchio, è di circa 2.500 Euro.
Elac non si è solo affidata ai suoi nuovi acquisti. In fiera ha portato anche molti altri apparecchi e diffusori realizzati dal suo staff tradizionale, tutti molto interessanti. Qui vi vorrei segnalare il DS-5101G, un anonimo scatolotto argenteo, piuttosto pesante per le sue dimensioni, che ha funzioni di streamer e di player di rete, con incluso Roon Essentials (questa versione ridotta di Roon non scade…), il tutto per circa 1.100 Euro. Nonchè l’ AM 200, un diffusore attivo da piedistallo a due vie (il tweeter è una versione moderna del classico AMT del dott. Heil), con ingressi analogici e digitali, dall’interessante prezzo di 1.200 Euro la coppia.
Restando in tema di diffusori da supporto, vi voglio infine menzionare il diffusore da supporto della serie ADANTE, fantasiosamente denominato AS-61 (la serie si completerà con un canale centrale – indovinate un po’? – AC-61), e con un prezzo previsto di circa 3.000 Euro, praticamente la metà della torre. Eccola qui, nella sua finitura alternativa a quella chiara vista per il modello a torre.
Adante standmounter AS-61 - ELAC

TECHNICS
Oramai punto cardine dell’esibizione del marchio è il milleddue.
SL 1200 - TECHNICS

Oltre l’iniziale costosissima versione SL 1200 GAE celebrativa della rinascita, di cui si dice sia stato venduto l’intero batch di produzione, oggi sono disponibili anche il modello SL 1200 G, da 3.500 Euro - sostanzialmente simile al modello GAE, con un motore migliorato - e, forse più interessante, il modello SL 1200 GR. Quest'ultimo ha un motore non così performante come quello dei modelli superiori, ma sempre di nuovo sviluppo, un piatto che non presenta la struttura composita come nei modelli superiori, ma è sempre realizzato con controllo delle risonanze, ed un braccio imperniato con la canna non in magnesio, ma in alluminio, comunque sempre sviluppata ad hoc. In sostanza, un piatto molto vicino al 1200 MkII originale, anche nel prezzo, di circa 600 Euro, che lo rende sicuramente più abbordabile.
L’impianto esibito era doppio, per fare funzionare entrambe queste nuove versioni, con un’istallazione forse non del tutto casualmente ispirata al naturale ecosistema storico di questo giradischi, che raramente si vedeva senza un suo gemello accanto…
SL 1200G 1200 GR - TECHNICS

Tale impianto comprendeva anche le nuove elettroniche, che questa volta trattavano il segnale phono interamente nel dominio analogico. Fra tutte, vi segnalo il nuovo ampli integrato SU G 700, dotato anche del sistema di adattamento automatico alle caratteristiche di impedenza e fase degli altoparlanti collegati, caratteristica che Technics aveva inizialmente studiato per i suoi grossi ampli finali e man mano ha condiviso anche nei modelli inferiori.
Parlando di diffusori, l’impianto doppio dava voce, di volta in volta, ai due nuovi diffusori a torre SB R 1, da circa 20.000 Euro la coppia e SB C 90, dalla più abbordabile cifra di 4.000 Euro la coppia.
SB R 1   SB C 90 - TECHNICS

Q ACOUSTICS
Restando in tema di diffusori, ecco i nuovi CONCEPT 500 della britannica Q Acoustics, da circa 4.500 Euro la coppia.
CONCEPT 500 - Q Acoustics

La mia orribile foto non rende merito alla qualità delle rifiniture ed alla complessiva eleganza e snellezza delle forme. E’ un modello, come tutta la produzione Q Acoustics, realizzata in Cina, su progetto della casa che, per questo modello, si è totalmente affidata allo Studio FINK, cioè al maggiore realizzatore – in proprio e conto terzi – tedesco di sistemi di altoparlanti. In particolare, Fink ha curato l’intero progetto ed ha anche sviluppato gli altoparlanti dedicati; per il mobile, ha previsto l’uso di MDF alternato a strati di altro materiale, ottenendo, a parità di spessore, una parete molto più smorzata: la demo prevedeva anche la classica prova nocche su una tavola di tale materiale multistrato :-)

TOTEM ACOUSTICS
Parlando di diffusori, non può MAI mancare la visita a questo costruttore canadese, non foss’altro per le divertenti demo condotte dal boss, il vulcanico Vince Bruzzese.
Quest’anno ha sorpreso gli astanti con i suoi nuovi TRIBE TOWER, di cui mi rammarico di non avere una foto decente da mostravi. Si tratta di un diffusore da pavimento da circa 6.000 Euro, con due altoparlanti appositamente realizzati in casa, con crossover esclusivamente meccanico per le frequenze basse, e con un ridottissimo ingombro, soprattutto rispetto alla quantità di bassi che riusciva a produrre. L’efficiente demo ha mostrato l’altro punto di forza di queste torri: l’ottima ricostruzione spaziale e l’equilibrio della riproduzione fra le varie gamme di frequenza, indipendentemente dalla posizione. Bruzzese, infatti, le spostava mentre suonavano, e le ruotava, senza che il risultato cambiasse troppo o mostrasse evidenti disequilibri. Bruzzese, con la sua solita spavalderia mista ad orgoglio, calcava la mano sulla ottima libertà di posizionamento, indicando come questo modello configurasse una sostanziale evoluzione dell’ottimo sistema KIN Mini, del quale ho reiteratamente intessuto le lodi nei miei precedenti resoconti. Inoltre sottolineava molto come il diffusore fosse frutto di ricerche e innovazioni realizzative, "not the same soup…"
La demo prevedeva anche il funzionamento delle ELEMENT METAL, torri della gamma superiore, da circa 20.000 Euro la coppia.
Nella sala Totem era in dimostrazione anche un altro impianto, terminato su un’altra novità del costruttore canadese: i diffusori della serie SKY, sia il modello da stand, da circa 2.500 Euro, sia quello da pavimento, lo SKY TOWER, da circa 3.000 Euro.
SKY - TOTEM

Ho ascoltato il Tower ed ho anche questo mi è sembrato molto equilibrato: chiaramente inferiore al Tribe Tower, ma assolutamente non da considerare come un ripiego, anzi, Verrebbe la voglia di ascoltarlo in un ambiente migliore e con più calma.
SKY Tower - TOTEM

Resta la soddisfazione di vedere un altro grosso costruttore rivolgere i suoi sforzi ad un settore che, seppure non economico in assoluto, è sicuramente accessibile per un appassionato. Probabilmente, questo ragionamento è ancora più vero se pensato nei confronti del loro mercato domestico, mettendo in conto le differenze nel potere di acquisto fra gli stipendi nel vecchio e nel nuovo mondo.

Beh, come prima parte penso possa bastare. Per ora, mi fermo qui. Seguirà una seconda parte, ma non so bene fra quanto... :-)

© Copyright 2017 Carlo Iaccarino - www.tnt-audio.com

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