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Capire l'HiFi: Guida per l'audiofilo

ovvero non roviniamoci l'esistenza.

Facciamoci del male!
Questo dovrebbe essere il motto dell'audiofilo tipo.
Mai contento, sempre in attesa del fatidico clic, dell'improvvido tack, del malaugurante bzzz, un orecchio teso al microcontrasto (mah!), l'altro alla disperata ricerca della profondità della scatola sonora (boh!).....
Ma si può vivere così?
E la musica?
E' un accessorio, rigorosamente *AUDIOPHILE*, meglio se su disco test DOC.
Insomma, quello che potrebbe essere un momento di serenità e di puro godimento è diventato un'atroce sofferenza, per di più assai dispendiosa.
Basta scorrere anche distrattamente la sempre nutrita rubrica degli annunci di vendita dei lettori su qualsiasi rivista del settore per chiedersi se siamo diventati tutti matti. Troveremo, infatti, non apparecchi economici venduti in occasione di un giusto e ponderato up-grading ma solo costosi e spesso incontestabilmente buoni apparecchi di fascia elevata o stratosferica.
Cosa può esserci dietro: traffici illeciti? Riciclaggio di bidoni mal funzionanti? Schiere di folli in vena di beneficenza?
Ho paura che la verità sia un altra: E' IL MEZZO DIVENTATO FINE.
Chiunque abbia sentito l'esigenza, ad un certo punto della sua vita, di ascoltare la propria musica preferita in modo piacevole è passato sotto le varie forche caudine di cui è disseminato l'arduo percorso dell'audiofilo e molti, forse troppi, non sono giunti alla meta. Verità e leggende metropolitane, seri professionisti e guru da strapazzo, uomini onesti e imbroglioni da fiera paesana popolano questo mondo rendendolo sempre più difficile da decifrare e scatenando quella che è la madre di tutti gli audiofili: l'insicurezza.
Si diventa così prigionieri dei marchi, delle recensioni, dell'immancabile amico, lui sì che èun esperto, del negoziante che getta fango su tutto quello che lui non ha (schifezze) ed esalta tutto ciò che può mostrare in negozio (meraviglie) e via discorrendo.
*Ma la musica?*
*La trasparenza lascia a desiderare*
*I mediobassi sono gonfiati*
*Senti come nell'intervallo DO4-DO5 il piano sonoro resta arretrato mentre la prima ottava è gommosa e mal controllata*
AIUTO! Datemi un compatto da supermercato.
Vediamo, allora, di chiarici le idee su alcune questioni fondamentali.

Note spicciole di Audiosofia (Filosofia Audiofila)

Alla base di tutto dovrebbe esserci, e sottolineo il dovrebbe, l'amore per la musica e il desiderio di goderne con una riproduzione fedele. Ma fedele rispetto a cosa?
Se esiste un campo in cui la soggettività regna incontrastata è proprio quello musicale ed e per questa proprietà che nessuno potrà mai ascoltare con il nostro orecchio.
Pertanto mettiamoci l'anima in pace: o siamo in grado di USARE e EDUCARE il nostro apparato uditivo o saremo destinati a diventare dei beoti in mano al primo convincente ciarlatano che passa dalle nostre parti. Questo comporta che anche il solo abituarsi ad ascoltare con attenzione costa una partecipazione attiva e uno sforzo ben diverso dall'orecchiare distrattamente musica in sottofondo.
L'unico parametro vero, incontestabile, con il quale giudicare una riproduzione musicale sarà l'ascolto della musica laddove nasce: l'ascolto dal vivo. Quello cui dobbiamo mirare deve essere il riprodurre a casa nostra, con un ragionevole realismo, le stesse emozioni che proviamo in una sala da concerto.
Ora, però, proviamo a fare un semplice esperimento: mentre ascoltiamo una esibizione dal vivo chiudiamo gli occhi e, trasferiti idealmente sulla nostra poltrona di casa, valutiamo il suono con parametri puramente audiofili.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SARA' UN VERO E PROPRIO DISASTRO!
Eh si, la musica dal vivo non ha tutto ciò che in genere esce da quattro scatole di metallo e di legno o meglio li ha ma in modo meno evidente, meno sottolineato; nel contempo ha molto di più, ed èquesto che la rende diversa e affascinante: ha la magia del vero, lo scambio alchemico di un esecutore con il suo pubblico, ha le vibrazioni quasi palpabili dei legni, degli ottoni, delle pelli che si miscelano in un tutt'uno e che giungono, infine, a tutti i nostri sensi in una esperienza globale. Alla faccia dei parametri audiofili.
Ascoltando un disco, la migliore incisione esistente sul migliore impianto possibile in una sala acusticamente perfetta, non riusciremo mai a ricreare tutto questo ma ne avremo solo una parvenza, come un'immagine riflessa, forse iperrealista ma non reale. Dobbiamo perciò rinunciare?
No, dobbiamo solo essere ben consci che quello che possiamo perseguire è un'illusione, una rappresentazione della realtà, ma non la realtà. In questo ci viene incontro il nostro cervello che accetta anche riproduzioni fittizie del vero. Basti pensare che nessuno di noi, al cinema , in presenza di un film appassionante, si è mai posto il problema delle spropositate dimensioni delle immagini, tutt'altro che reali. E ancora: non tutta la musica dal vivo viene eseguita in sale dall'acustica inappuntabile e noi stessi, il più delle volte, non ascoltiamo in posizione ottimale ma in posti scomodi e defilati, magari con l'immancabile scatarratore che si scatena sempre e solo nei pianissimo.
Anche la musica dal vivo, perciò, non è un totem immutabile con il quale con frontare quello che esce dal nostro impianto, ma èil modello di quelle sfuma ture che dobbiamo imparare a conoscere per cercare di ricrearle a casa nostra. Questo fatto ci deve far riflettere su un altro aspetto importante: Il messaggio acustico che arriva al nostro cervello è influenzato da fattori emotivi per cui lo stesso *segnale* sarà recepito in modo diverso a seconda del nostro stato psichico. Ecco allora spiegato perchè l'umore e le situazioni di stress, siano esse più o meno piacevoli, avranno un'influenza determinante su quello che realmente riusciremo ad udire. Provate ad ascoltare il vostro impianto con i marroni girati e sentirete quanti difetti avrete l'impressione di cogliere.
Quanto sopra per convicervi che a volte si sente solo ciò che si vuole sentire e troppo spesso quello che altri vogliono che sentiamo. Basta con le sirene che ci turlupinano con voce suadente!

Fermiamoci, ora, a ragionare su un altro aspetto importantissimo: poichè le riviste sono, per la maggior parte di noi, la fonte maggiore di *informazioni* sul suono degli apparecchi e dal momento che solo pochi possono frequentare con assiduità le sale da concerto, i più sono legati alla parola scritta per comprendere una materia impalpabile come il suono, e di conseguenza la musica.
Ma le parole sono del tutto insufficienti per descrivere compiutamente delle sensazioni evocate da un'entità immateriale che possiede sfumature infinite. A tutto ciò si aggiunga il degrado e l'impoverimento della lingua accomunato alla tendenza verso l'iperbole a tutti i costi, dall'apparecchio più economico a quello multimilionario sono tutti eccezionali, per convincerci che tutto quello che possiamo leggere DEVE essere filtrato dalla diretta esperienza di ciascuno.

Piccole considerazioni pratiche

Partiamo, dunque, alla ricerca del nostro Sacro Graal, della nostra piccola illusione personale.
L'alta fedeltà è nata per la riproduzione di musica eseguita con strumenti acustici anche perchè, ai suoi albori, quella con strumenti elettrici o elettronici non esisteva proprio.
Attenzione però: questo non vuol dire che solo la musica cosiddetta *classica* è musica acustica, ma qualunque musica suonata con strumenti acustici che vengano registrati mediante riprese microfoniche ambientali si gioverà di una buona catena ad alta fedeltà. Esistono, comunque, anche buone registrazioni in studio, che non riescono mai, però, a perdere una nuance di elettrico e di artefatto. Non si parli, poi, di quelle registrazioni, cosiddette Low End, di Rock duro, spesso di piccole etichette alternative, per le quali mi sembra veramente inutile spendere soldi in impianti di pregio.
E' per il primo tipo di REGISTRAZIONE, non di MUSICA, quella per cui ci danneremo l'anima.
Iniziamo, allora, a scontrarci con tutta una serie di variabili così complesse che il risultato finale di esse è del tutto imprevedibile. Entriamo, cioè, nel regno del compromesso, un territorio dove non esistono leggi inviolabili, *riferimenti* o *stati dell'arte* ma solo buon senso, buon gusto e sana curiosità audiofila.
La prima di queste variabili è la qualità della registrazione. La disposizione microfonica, e ve ne sono molteplici, la qualità dei microfoni e delle apparecchiature a valle di questi, la bravura e la sensibili tàdel tecnico di registrazione, che, in certi casi, è un artista così come lo sono i musicisti, sono tutti fattori che influenzeranno pesantemente il risultato finale, cioè quanto ascolteremo tra le nostre quattro mura attraverso la nostra catena.
Già in questa fase abbiamo l'intrusione di un orecchio diverso dal nostro, che ascolta, elabora e produce in base alle sue proprie capacità di percezione, quello del tecnico di registrazione. Si capisce bene, allora, che abbiamo a che fare con il primo anello della catena, il supporto, che influenzerà, con la sua qualitàpiù o meno buona, il risultato finale. Questo prescinde, almeno in parte, dal tipo supporto, disco, CD, nastro o altro.
Fermiamoci, ancora, a considerare un altro punto essenziale: nessun apparecchio, per quanto costoso, può aggiungere qualcosa che si è persa al momento della registrazione. Al contrario la maggior parte degli apparecchi farà perdere ulteriori informazioni per strada.
Una buona catena sarà, allora, quella che evidenzierà tutte le informazioni contenute sul supporto. Ma anche questo non è sufficiente. L'impianto di chi ama la musica dovrà possedere la signorile caratteristica di esaltare i pregi della registrazione e di non sottolinearne i difetti.
Teniamo presente che una buona parte delle registrazioni *storiche* di interpreti grandissimi ormai scomparsi, hanno carenze tecniche spesso gravi. Ma avete mai guardato con attenzione una vecchia foto, quelle color seppia, o un dagherrotipo? Non sono a colori, non hanno la luminosità e il dettaglio di quelle moderne ma quale finezza, quale sapore particolare!
Le vecchie incisioni, anche monofoniche, hanno spesso più musicalità di tante registrazioni moderne, fredde e impersonali. Liberiamoci una volta per tutte dagli stereotipi e cerchiamo di ascoltare, non solo di sentire se c'è o meno il fruscio!
E quale mai sarà quest'apparecchio o quest'impianto che permette di ascoltare la musica in questo modo? E', solitamente, quello che rimane nei negozi, acquistato da pochi e rifiu tato dai più, da coloro, cioè, che si fanno abbindolare da specchietti e perline colorate.
Lo si riconosce perchè, quando lo si ascolta, di solito frettolosamente, viene liquidato a favore di bassi slabbrati, da cazzotto nello stomaco, e di acuti *cristallini* che fanno digrignare i denti, possibilmente con musica da luna-park.
Non facciamoci fregare dallo *spettacolo per deficienti* che troppo spesso alcuni negozianti mettono su per fregare gli allocchi. La storia che la bionda vistosa e ipertruccata colpisca l'immaginazione maschile ben più di una bellezza raffinata e non ostentata potrà anche essere vera, peccato che le bellezze vistose sfioriscano in fretta mentre le altre miglioreranno con il passare degli anni.
Nessuno di noi, tanto per tornare agli esempi visivi, resisterà per un'ora davanti ad uno schermo dove passano solo effetti speciali, il mal di testa è assicurato, ma resisteremo ben di più di fronte ad un film interessante, ben girato, con una bella fotografia e con una storia appassionante.
Così è con la musica: quella che viene definita fatica d'ascolto è il primo e piùimportante elemento per giudicare la correttezza di un'apparec chiatura per la riproduzione musicale.
Essa si manifesta con senso di irrequietezza, voglia di muoversi dalla poltrona, cefalea e, soprattutto, con l'insopprimibile desiderio di spegnere tutto. Se il vostro impianto plurimilionario vi fa questo effetto avete fatto proprio un buon acquisto.
Addormentarsi facilmente ascoltando musica a volume realistico significa possedere un signor impianto (e un disco noioso)!
Da qui deriva una considerazione importante: qualunque ascolto di apparecchi sconosciuti deve essere sufficientemente lungo da poter scatenare la fatica d'ascolto, diciamo almeno un'ora, un'ora e mezza. Utilizziamo questo lasso di tempo per ascoltare programmi musicali vari, pos sibilmente quelli che preferiamo perchè ci regalano emozioni, sforzandoci di ascoltare solo la musica, non l'impianto.
A proposito del volume di ascolto, vorrei sottolineare che l'abitudine o almeno la pratica dell'ascolto dal vivo ci dovrebbe insegnare a moderare i decibel, a meno di non essere inguaribili adoratori del punch.
Un impianto che sia in grado di restituire una differenza riconoscibile tra pianissimo e fortissimo anche a volume moderato è certamente di classe elevata, a prescindere dal suo prezzo.
Un tempo prolungato di ascolto ci servirà anche perchèper esprimersi al meglio una qualsiasi apparecchiatura elettronica necessita di entrare in temperatura d'esercizio. Nel frattempo il nostro orecchio si adatterà alla situazione ambientale permettendoci di esprimere un giudizio quantomeno attendibile e non frettoloso e superficiale. Calma e gesso. La fretta è cattiva consigliera.
Date tempo al tempo: ci vogliono mesi per apprezzare il vero valore degli apparecchi, perchè il cosiddetto Burn-in (o rodaggio) richiede centinaia di ore di funzionamento, specie per le casse acustiche, prima che si possa dare un giudizio veramente obiettivo.
Chi si lancia, di solito con sicumera, in un giudizio definitivo in pochi minuti è un idiota supponente che non ha capito nulla. E' per questo che sarebbe molto opportuno che gli ascolti avvenissero in solitudine, senza amici, esperti, negozianti, che possano influenzare il vostro giudizio. Ricordate: è solo il vostro orecchio che conta. Cosa sentano gli altri è del tutto ininfluente.
Non siete convinti? Ripetete la seduta dopo qualche giorno e vedrete che le idee si chiariranno. Ricordate sempre: la soddisfazione dell'audiofilo è far suonare bene gli apparecchi normali non quelli plurimilionari.

Copyright © 1997 Daniele Sabiu

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