Braccio Abis SA-1.2

Come dire: “cambiamo completamente genere...”

[Bracci Abis]
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Prodotto: Braccio Abis SA-1.2
Produttore: Abis - Giappone
Costo approssimativo: 1500 Euro (il prezzo può variare)
Recensore: Geoff Husband - TNT Francia
Data recensione: Aprile 2016
Traduzione a cura di: Stefano Miniero

Introduzione

A volte, quando mi annoio un po', mi metto a navigare sul web alla ricerca di apparecchi Hi-Fi un po' particolari e, visto che sono un patito del vinile, mi innamoro regolarmente di tutti i bracci ed i giradischi strani o fantastici in cui mi imbatto. Di tanto in tanto, trovo qualcosa di così particolare che sento di doverlo avere a disposizione a tutti i costi. Questo è proprio quello che è accaduto quando ho visto il braccio Abis SA-1.2, sul sito Americano 'Mockingbird Distribution' di Phillip Holmes, in cui, tra l'altro, ho trovato interessantissimi kit, oltre naturalmente alla sua infinita pazienza nel rispondere alle mie innumerevoli domande ;-)

La mia prima reazione, quando ne ho visto le immagini, è stata: “wow! Una copia del Dynavector 507!”. Lo stesso tipo di finitura (in fotografia), la stessa lavorazione meccanica della canna[1], la stessa estensione articolata per la compensazione dell'offset e la stessa shell in standard SME, solo leggermente semplificata...

Ma osservando più attentamente, ho potuto notare che, a dispetto delle apparenze, l'idea progettuale faceva completamente storia a sé, e a quel punto non avevo più dubbi: dovevo averlo...

Veniamo quindi al nocciolo del problema.

Progetto e costruzione

Il braccio viene fornito ben confezionato all'interno di un semplice contenitore di cartone, protetto con inserti in polistirolo. In effetti sistemi ostentatamente eccessivi non servono a niente e trovo preferibile, al contrario, che i soldi dei clienti siano investiti sul contenuto piuttosto che sul contenitore!

All'interno, ho trovato un prodotto splendidamente rifinito, di livello paragonabile a quello del grande Dynavector (che però costa molto di più dell'SA 1.2), con un classico trattamento superficiale cromato. Sollevandolo, comunica una sensazione di qualità, sia visivamente che al tatto. Com'è ovvio, non si avverte alcun gioco nei cuscinetti ed il movimento delle articolazioni risulta estremamente preciso e fluido: un vero lavoro da ingegneri.

[Vista laterale dell'Abis]

E questo ci porta allo stranissimo aspetto ed ai vari compromessi[2] di progetto che comporta.

La principale scelta progettuale riguarda l'uso del montaggio della shell in standard SME. Mi ero già dilungato nel descriverne gli aspetti positivi e quelli negativi nella mia recensione del giradischi Pro-Ject Signature 12, per cui spero mi perdonerete se ora non mi ripeto ma, in sostanza, questa scelta detta quasi tutto il resto del progetto di un braccio. Il risultato finale è che tale tipo di montaggio non consente alcun offset, per cui l'angolo di offset è dato dalla canna stessa, che dovrà avere una conformazione ad S oppure a J, o anche, come nel caso dell'Abis e del Dynavector 507, utilizzando una diramazione articolata di qualche tipo, angolata rispetto alla parte principale della canna.

La conseguenza di questo tipo di disegno è che la canna sarà inevitabilmente sbilanciata, sia staticamente che dinamicamente, producendo un ellissoide di inerzia asimmetrico, visto che lo stilo si troverà sempre da un lato dell'asse longitudinale della canna del braccio. Ovviamente, questo sbilanciamento è tenuto sotto controllo dai cuscinetti del braccio, e la fattura di questi cuscinetti appare di gran lunga migliore rispetto a quella del braccio Pro-Ject, tuttavia, in un mondo ideale, è sempre meglio evitare di caricare eccessivamente i cuscinetti.

[Dettaglio del cuscinetto]

Il montaggio di tipo SME comporta chiaramente altri compromessi, come l'introduzione di almeno 4 saldature e punti di giunzione a pressione lungo il percorso del segnale, una riduzione della rigidità e naturalmente una giunzione meccanica per la shell stessa. Sono questi fattori, oltre a considerazioni di natura economica, che hanno decretato la quasi scomparsa di bracci high-end facenti uso del montaggio SME, tanto che oggi si possono contare sulle dita di una mano.

Tuttavia questa tipologia di montaggio, come per tutti i buoni compromessi, è bilanciata da almeno due vantaggi: uno ovvio e l'altro meno, ma se non altro, ancora più importante.

Quello ovvio è che la rimozione della testina diventa un'operazione relativamente semplice e priva di rischi. In particolare, se il braccio dispone di una regolazione abbastanza agevole del VTF e dell'anti-skate (e quella dell'Abis è decisamente buona), sostituire una testina con un'altra diventa questione di un minuto. Ecco quindi che gli incalliti utilizzatori di testine diverse hanno a disposizione un'eccellente e relativamente economica alternativa ai giradischi multi-braccio.

Ma il vantaggio fondamentale è che usare questo tipo di shell consente una regolazione della Massa Efficace (EM) semplice e sicura, per cui le testine potranno essere propriamente accoppiate al braccio in un modo che ben pochi altri sistemi possono garantire.

Il problema della Massa Efficace...

Avevo già lungamente trattato l'argomento nella recensione del braccio SME V12, ma credo che qui sia opportuno riprendere il tema, visto che la scomparsa del montaggio di tipo SME ha comportato anche l'eliminazione del controllo della EM dalla maggior parte dei progetti dei bracci.

La ragione per cui la EM conta così tanto è semplice, ed è che interagisce con la “cedevolezza” (elasticità) del cantilever della testina per costituire la cosiddetta frequenza di risonanza. Convenzionalmente, questa frequenza di risonanza dovrebbe situarsi tra circa 7 e 16 Hz. Il limite superiore di questo intervallo è piuttosto chiaro: lo spettro udibile, e quindi anche quello riprodotto da alcuni diffusori, inizia da questo valore, quindi se un segnale di frequenza di, diciamo, 20 Hz è stato registrato sul disco, e la risonanza era a 20 Hz, la testina vibrerà sempre di più fino a essere sbalzata fuori dal solco, facendo al contempo un rumore orribile. Al di sotto del limite inferiore i passi sul pavimento, o la compressione delle sospensioni di alcuni giradischi, indurranno allo stesso modo la testina a rimbalzare risuonando, provocando sia l'espulsione dal solco che lo scivolamento sulla superficie del disco, tanto che il corretto tracciamento risulterà pressoché impossibile.

La Massa Efficace non è la misura dell'inerzia di un braccio misurata all'altezza del pivot (che ovviamente crescerà significativamente con la lunghezza del braccio, ad esempio). Piuttosto, si tratta della misura dell'inerzia vista dalla testina, per cui l'influenza delle masse del braccio crolla esponenzialmente man mano che la distanza dalla testina aumenta. All'atto pratico, aumentare di 1 gr il peso della testina aumenterà la Massa Efficace di un-intero-grammo. Aggiungere peso a metà della canna avrà un effetto molto più ridotto, mentre se lo si aggiunge proprio all'altezza del pivot la variazione della EM sarà, a tutti gli effetti, pari a zero.

Se un braccio ha la shell integrata nella fusione della canna, avrà una EM nominale ben determinata (quella di uno SME V12 equivale a 12 gr, per esempio), e TUTTO il resto della EM sarà dato dalla testina stessa. Per questo motivo, se un ipotetico produttore di una testina ne ha tarato la sospensione per avere una risonanza di, diciamo, 10 Hz se interfacciata con una EM di 20 gr, dovrà fare in modo che il corpo di quella testina pesi 8 gr, e supporre che i clienti la monteranno su bracci aventi una EM intorno ai 12 gr.

Ora, tutti quelli di voi che sono riusciti a seguirmi fin qui, avranno già capito dove voglio andare a parare;-) Se si ha una shell rimovibile, si avrà automaticamente la possibilità di controllare con precisione la EM che si desidera avere. Il braccio Abis ha una EM di 20 gr con la shell fornita in dotazione, il che rappresenta una massa piuttosto importante. Ma quella shell è una delle più pesanti della sua categoria, diciamo circa 12 gr: sostituitela con una in leggerissimo magnesio di 4 gr e avrete una Massa Efficace di 12 gr, avendo ottenuto quindi un braccio dalla EM media.

Una rapida occhiata su Ebay vi mostrerà centinaia di shell differenti, con rilevanti variazioni nella massa ed una miriade di tipologie di costruzione differenti. Legno, fibra di carbonio, plastica, alluminio, ecc: una vera delizia per i tweaker;-) E con prezzi che vanno da un paio di euro fino a molte centinaia, potrete trascorrere molte ore felici, facendo esperimenti con la EM ed i vari materiali.

Tutto questo è sufficiente a compensare gli aspetti negativi di questa tipologia di montaggio? Solo voi potete deciderlo, ma si tratterà in ogni caso di una scelta valida, e l'arrivo sul mercato di un nuovo braccio, dalle pretese high-end, equipaggiato con una shell in standard SME, non può che essere benvenuto.

Avendo fatto questa doverosa precisazione, passiamo ora a dare un'occhiata al resto di questo braccio molto insolito.

Il modo più comune per ottenere il necessario offset per la testina, avendo una shell di tipo SME, è conformare la canna del braccio con l'angolazione necessaria, ed agganciare l'innesto della shell sulla terminazione della canna. Ma nell'Abis 1.2, la canna è dritta ed è ricavata per estrusione a partire da una solida barra di alluminio. Alla fine di questa canna principale, si dirama una seconda canna, agganciata tramite una articolazione integrata nel blocco di alluminio. Il risultato è una costruzione solida come una corazzata, ed il fatto che questa seconda corposa canna sia posizionata molto vicina alla testina, contribuisce a determinare una EM piuttosto elevata. Appena dietro a questo punto di giunzione, si trova un foro nel quale può essere posizionato un peso aggiuntivo, per aumentare ulteriormente la EM (altro trucchetto per i patiti del tweaking!).

A metà della canna principale, c'è un alloggiamento ricavato nello stesso blocco di alluminio, sul quale è montato un peso scorrevole. Questo peso riporta marcati dei riferimenti '0,1,2 e 3', ed una volta che il braccio sia stato bilanciato correttamente, con il peso posizionato sulla posizione '0', si può facilmente regolare il VTF spostandolo in avanti, ed infine bloccandolo in posizione tramite una piccola vite zigrinata. I riferimenti marcati corrispondono grossomodo ad 1, 2 e 3 gr, ma chiaramente variano a seconda del peso della testina utilizzata, per cui consiglio di usarli solo come punto di riferimento per ritornare ad una configurazione precedente, dopo aver usato sistemi di misurazione più precisi. Ovviamente, questo peso può essere usato anche per la regolazione fine della EM, anche se probabilmente a questo punto stiamo diventando un po' ossessivi... La Abis afferma che questo tipo di struttura influisce anche sul comportamento della risonanza del braccio stesso, infrangendo le onde stazionarie, il che ci suggerisce che possa essere usato come un ulteriore dispositivo di messa a punto. Suona verosimile credo, ma io non sono riuscito a percepire delle differenze apprezzabili, in realtà.

[Dettaglio dell'Abis SA 1.2]

L'Anti-skate si può impostare con un altro regolatore zigrinato, che agisce tramite un filo molto corto su una molla, ed è anch'esso marcato con '0,1,2, e 3'. Nella posizione '0', ovviamente il filo rimane lasco. Sfortunatamente, alla posizione '1' il filo rimane lasco fino a che la testina non sia arrivata ben all'interno del disco, per cui per tutto il primo terzo del disco non ci sarà alcun effetto anti-skate, e si attiverà solo dopo. Alla posizione '2' il filo è sempre sotto tensione, ma l'intero sistema non risulta molto convincente e, ad essere onesti, mi pare un po' troppo macchinoso. Una semplice puleggia con un peso agganciato, sarebbe senz'altro una soluzione più pulita.

Il contrappeso è un solido dispositivo avvitato intorno ad un perno filettato e, qualora si usino testine più pesanti della media (e come ulteriore regolazione della EM!), si può aggiungere un ulteriore piccolo peso sulla terminazione del supporto del contrappeso stesso. Anche con testine solo relativamente pesanti, lo ritengo effettivamente necessario, e personalmente io avrei adottato un contrappeso principale ancora più pesante, o forse avrei fornito in opzione due contrappesi differenti, possibilità offerta da molti produttori, in modo da mantenere il contrappeso più vicino possibile ai cuscinetti.

L'altezza del braccio si può modificare ruotandone la base su una classica torretta filettata, ma il tutto si muove in modo molto scorrevole, ed in effetti io preferisco sempre soluzioni semplici come questa...

Ma quanto detto finora non può raccontarvi che tutti questi dispositivi sono integrati magnificamente tra loro, e nemmeno la superba qualità dei cuscinetti, come la lavorazione e la finitura esemplari, molto vicine a quelle del Dynavector 507. Inoltre, l'attenzione ai dettagli, come il cablaggio inserito all'interno di piccoli tubicini, risulta estremamente gratificante per l'occhio. Certo, tutto viene realizzato con ampio uso di viti, giunzioni ed altra roba applicata ad un tubo d'alluminio, in netta contrapposizione alle attuali tendenze, ma sapete meglio di me che la qualità si può verificare solo alla prova dei fatti...

In uso e all'ascolto

Per testare l'Abis ho impiegato due giradischi diversi: per la maggior parte del tempo ho usato l'Acoustic Solid, ma l'ho provato anche sul mio Langer 'Plank' a trazione diretta auto-costruito...

[Abis_set-up]

La procedura di installazione si è rivelata estremamente lineare, utilizzando la dima fornita in dotazione, e come testina ho usato la Dynavector DV 20x2, un'ottima testina di media cedevolezza.

Nella configurazione standard, la frequenza di risonanza di questa combinazione è risultata essere di 6 Hz, quindi un po' al di sotto del valore ideale. Questo ha reso il tracciamento leggermente meno preciso del solito, ma non fino al punto da indurmi a rinunciare a questa combinazione. Non a caso, ho cominciato a farmi qualche domanda circa quel limite inferiore. Ai tempi in cui praticamente tutti i giradischi di qualità erano a telaio sospeso, tale limite era certamente più importante. Infatti, ricordo di non essere riuscito ad usare una Shure V15 sul mio giradischi Michell Gyro equipaggiato con il braccio SME, proprio a causa delle difficoltà di tracciamento e dei rimbalzi che si verificavano in corrispondenza di minime ondulazioni. Ma l'aver posizionato l'Acoustic Solid su una pesante lastra di granito, ha reso il tracciamento decisamente meno critico, per cui dovrete valutare la vostra specifica situazione, prima di prendere qualunque decisione.

Sostituendo la shell con una più leggera, presa su Ebay per appena 8 Euro, la frequenza di risonanza si è posizionata a 9 Hz, ma ad essere onesti, nel mio caso preferisco sicuramente la shell fornita in dotazione.

Comunque, queste sostituzioni di shell hanno evidenziato la praticità del montaggio SME, riportandomi ai tempi del Dynavector 507, che ricordo sempre con grande affetto. Infatti, l'Abis richiama in qualche modo proprio quel braccio di classe mondiale.

Intendiamoci, questo non è un braccio assolutamente eccellente in tutti i parametri: la mia recente esperienza con il braccio SAT mi ha obbligato a ridefinire i vertici della classifica, anche se pure i costi sono a livello altrettanto elevato. Ma comparare l'Abis con un braccio che costa venti volte di più non è lo scopo finale, anche se serve come riferimento (sfortunatamente solo mnemonico) per scovare i difetti, mentre confronti più corretti con bracci come l'Audiomods, fanno emergere i punti di forza e quelli deboli di uno specifico progetto.

Ed eccoci al punto... La gamma bassa scende davvero molto, rimanendo perfettamente intonata e disegnando linee di basso facili da isolare e seguire separatamente. Io sono un fan degli Stranglers, ed il basso del vecchio Jean-Jaques ha un suono davvero scoppiettante. L'SA 1.2 gli conferisce un bel peso, un tono corretto ed il ritmo giusto, ma è apparso un pochino troppo 'morbido' se comparato con quello riprodotto dai campioni della categoria: mancano cioè quel genere di cose che ti fanno distinguere se il musicista sta usando il pollice invece del plettro, oppure se sta suonando con corde vecchie invece che nuove. Ed allo stesso modo, quando il pedale della batteria (o ad esempio la grancassa in 'un Americano a Parigi') vi colpisce nella pancia, il fronte d'onda sembra leggermente ridotto.

Anche la gamma acuta appare un pochino timida, mancando forse di “brillantezza” e vivacità, soprattutto in alcune incisioni jazz particolarmente ben registrate e, in alcuni casi, facendo emergere una leggera tendenza a congestionare il messaggio musicale. Tenete presente però che questo significa davvero spaccare il capello in quattro, perché in effetti la presentazione è decisamente buona e, a meno che non siate abituati a qualcosa di livello superiore, non sembra essere un vero e proprio difetto ma piuttosto una specifica caratteristica. In ogni caso, giocare con diverse shell potrebbe condizionare questo tipo di presentazione in un senso o nell'altro.

Comunque, l'Abis non potrà mai soddisfare pienamente i patiti del dettaglio più sottile dei piatti o della canna d'organo da 32 piedi. Dove guadagna molti punti è proprio nella piacevolezza della gamma media, che dopo tutto è la regione prevalente nella musica;-)

Anche qui rimane il carattere leggermente morbido e suadente, infatti mi sono rilassato ascoltando un disco dopo l'altro, grazie al fatto che i cantanti avevano spazio per respirare, il glissato del clarinetto quello per esprimersi e la polifonia regnava sovrana. Ad un certo punto, ho tirato fuori tutti i miei vecchi dischi di Simon and Garfunkel, e mi sono abbandonato alla nostalgia. Ora, qualcuno potrebbe avere l'impressione che stia parlando di Hi-Fi retró di livello medio, il che non è affatto mia intenzione. Infatti, in alcune di queste registrazioni di altissimo livello, compaiono combinazioni di cantato corale e chitarre acustiche che spesso si sgretolano, quando il delicatissimo equilibrio tra le varie parti viene incrinato dalla prevalenza di una parte sull'altra, oppure quando emerge una risonanza, o ancora quando alcune delle note più acute delle chitarre spuntano fuori dall'insieme. L'Abis gestisce perfettamente queste situazioni, altrettanto bene di qualunque altro braccio di alto livello che io ricordi.

Quando sono impegnato a recensire qualche componente audio, contrariamente a quando mi limito ad ascoltare musica, spesso uso i suoni della strada contenuti in brani come 'I love New York' di Madonna, scena che alcuni sistemi riescono a proiettare nella stanza con grande realismo. Anche l'Abis riesce a farlo, ma non altrettanto bene dell'Audiomods, pur mantenendo tutto insieme in modo credibile. La cosa bella è che riproducendo questo effetto, avrete a che fare anche con la durezza del suono dei sintetizzatori, ed il contrasto tra i suoni reali della strada e quelli artificiali viene riprodotto in modo superbo. Raccomando questo pezzo a chiunque voglia vedere come dovrebbe essere la dinamica e come anche un moderno brano 'Pop' possa essere ben prodotto (solo su vinile, visto che la versione CD è irrimediabilmente affetta da compressione dinamica).

Uno degli ultimi brani 'killer' che uso è 'Last of the True Believers' di Nanci Griffith, che necessita di un controllo ferreo per evitare che il registro unico della sua voce scivoli sul versante delle “unghie-sulla-lavagna”. Mettete Norah Jones ad uno degli estremi dello spettro, ed avrete Ms Griffith all'altra estremità ma, fortunatamente, con l'Abis riesco a godermi l'intero album.

Come suggerito in precedenza, la riproduzione del palcoscenico sonoro è buona sia in larghezza che in profondità, pur senza essere ai vertici della categoria, ma la dimensione e la stabilità di voci e strumenti appare molto realistica il che, soprattutto se aiutato dalla buona riproduzione dei salti dinamici, per quanto mi riguarda conta di più di cose come l'Overture 1812 o le “pennate” del plettro sulle corde della chitarra.

Conclusioni

L'unico appunto che posso muovere al suono dell'Abis, è che tende ad essere un pochino fuori ritmo agli estremi di banda, ma eccellente in tutto il resto della gamma, oltre che un vero piacere all'ascolto, soprattutto con una buona testina a bobina mobile. Dal mero punto di vista della qualità del suono, appare perfettamente competitivo con altri bracci della stessa categoria, anche se non il migliore della classe (l'Audiomods merita questo titolo). Quello in cui eccelle veramente è la straordinaria facilità d'uso, e la rara capacità di configurarsi come un braccio dalla massa media fino ad uno realmente di alta massa, così da gestire le diverse testine della vostra collezione, incluse quelle più esotiche o classiche a bassa cedevolezza (mi viene in mente la Ortofon SPU, di primo acchito). Non conosco nessuna altro braccio, nemmeno tra quelli che fanno uso del montaggio di tipo SME, che possa offrire una simile versatilità. Se siete dei patiti dell'uso di testine diverse, probabilmente avranno caratteristiche ben diverse tra loro (altrimenti per quale motivo non usarne una soltanto!) ed in quest'ottica, tale flessibilità rappresenta una virtù davvero unica. Nell'aspetto, e di fatto anche nel suono, ricorda molto da vicino il Dynavector 507, ma se il design nasconde delle somiglianze solo superficiali, l'SA 1.2 si può paragonare al Dynavector per essere uno tra i pochi bracci in grado di combinare la flessibilità e la comodità del montaggio in standard SME con una eccellente qualità del suono.

Riflessioni

Analizzando il progetto di questo braccio, una cosa mi ha immediatamente colpito: usando la maggior parte dei componenti, sarebbe possibile ricavarne un braccio dritto con shell integrata, di qualunque lunghezza, mantenendo lo stesso sistema di montaggio, lo stesso alloggiamento dei cuscinetti, lo stesso contrappeso, ecc, ad un costo inferiore. Ecco che viene spontaneo domandarsi: come suonerebbe un simile braccio?

[1] - Ok, pedanti, so bene che non si tratta di un canna o di un tubo nel senso letterale del termine...

[2] - Alcuni produttori non gradiscono l'uso che faccio della parola 'compromesso', e spesso mi chiedono di utilizzare altri termini, dove possibile (chiaramente con correttezza e cortesia). Quindi ritengo necessario chiarire bene la situazione e fare un appello per l'uso corretto della lingua Inglese ed una rinuncia al linguaggio “di propaganda”. Fatemi dire una cosa nel modo più chiaro possibile: Qualunque cosa sia stata prodotta dalla razza umana nel corso degli ultimi 100.000 anni, a partire dal primo strumento ricavato intagliando un bastone di legno fino ad arrivare alle auto di Formula 1, non è altro che una somma di compromessi. Per questo motivo, quando sento un produttore usare l'espressione “un progetto senza compromessi”, metto subito mano alla pistola: queste sono solo sciocchezze senza senso! Dire che un progettista ha usato dei compromessi equivale a dire che qualunque cosa è costituita da atomi, cioè si sta solo affermando l'ovvio. Il mio compito come recensore è principalmente quello di analizzare e descrivere i compromessi che un produttore ha adottato e spiegare, dove riesco, l'effetto che queste scelte progettuali hanno, sia in senso positivo che negativo. Fine del messaggio...

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