DAC/pre GSP Majestic e finali Proprius

Una versatile combinazione di pre/DAC/ampli

[DAC GSP Majestic]
[English version here]

Prodotto: Pre/DAC GSP Majestic e finali monoblocco Proprius
Produttore: GSPaudio - UK
Costo approssimativo: Pre/Ampli 2200/1800 € (YMMV)
Recensore: Geoff Husband - TNT France
Data recensione: Febbraio 2016

Introduzione

Molti anni orsono, più di quanto mi faccia piacere ricordare (OK, era 14 anni fa...), mi occupai di quella che all'epoca fu la primissima recensione del nuovo stadio phono di una azienda appena nata, il Graham Slee GramAmp 1 & 2 e, all'epoca, mi parve un debutto assai brillante. Poi negli anni successivi ho recensito un altro paio di stadi phono di Graham, e ne sono sempre stato favorevolmente impressionato.

Ma in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso, poiché si tratta di un sistema completo che include un'amplificazione a due telai, con un DAC integrato nel pre-amplificatore. Questo esordio, tuttavia, non è così sorprendente come potrebbe sembrare, perché in realtà, Graham ha progettato amplificatori ed altre apparecchiature elettroniche, sia per le reti radiofoniche che per grandi firme dell'hi-fi, per decenni. E gran parte di questo lavoro risale a prima della nascita della GSP.

Oltretutto, io non sono proprio il recensore a cui pensereste in prima battuta, quando si tratta di recensire un DAC. Infatti, come sapete, io sono essenzialmente un appassionato di vinile, e posso essere persino un po' sprezzante, quando devo giudicare apparecchiature digitali. In questo caso però, il DAC/pre Majestic ed i finali Proprius (*) mi hanno incuriosito come non mi era mai successo con apparecchiature simili.

Progetto e costruzione

I prodotti della GSP non sono mai pensati per essere oggetti appariscenti, da ostentare di fronte agli amici. Tutta la gamma della GSP, al contrario, condivide cabinet in alluminio estruso simili nelle sembianze e nella costruzione, dotati di spessi frontalini in lega. Appena 10 anni fa, sarebbero stati considerati molto “di classe”, ma al giorno d'oggi ci sono così tanti amplificatori Cinesi a buon mercato dall'aspetto simile, che anch'essi stanno cominciando ad apparire piuttosto ordinari. Quello che è meno evidente, è il fatto che questi chassis sono fabbricati interamente nel Regno Unito (Graham fa uso di materia prima di origine Britannica quanto più possibile, come principio distintivo), e comunicano una sensazione decisamente differente, apparendo ben più solidi della maggior parte di quelli di provenienza orientale.

[Finali Proprius]

Cominciamo dai finali Proprius, ciascuno dei quali è un amplificatore monoblocco dotato di un grosso alimentatore esterno. Si tratta di oggetti inusuali per almeno due ragioni: prima di tutto, montano una manopola per la regolazione del volume, così da poter essere usati anche senza un pre-amplificatore, ma ancor più interessante, hanno un'architettura interamente bilanciata (con connettori XLR), pensata per poterli piazzare il più vicino possibile ai diffusori. Non a caso, includono anche delle staffe proprio per attaccarli ai diffusori.

[Staffe per i diffusori dei Proprius]

Nel mondo dell'audio professionale, l'uso di lunghi cavi di interconnessione bilanciati e di cavi di potenza corti, è sempre stato la norma, e sono molti a riconoscerne i vantaggi. Quindi il loro aspetto semplice non rappresenta un handicap, visto che sono stati progettati per essere nascosti dietro ai diffusori. Ma naturalmente, le uscite possono anche essere configurate come uscite standard “sbilanciate” e quindi è comunque possibile usare la convenzionale combinazione di cavi di segnale corti e cavi di potenza lunghi.

[Pannello posteriore del Proprius]

La lavorazione dello chassis è un po' inusuale per un prodotto GSP, perché le parti interne sono ricoperte da un foglio ripiegato in normale alluminio anodizzato, piuttosto che essere ricavato per estrusione. L'alimentatore (48v/120W) è un semplice parallelepipedo di plastica, ugualmente facile da occultare alla vista...

Questi amplificatori non sono progettati per essere centrali elettriche, e di fatto erogano solo 25 watt su 8 ohm, e 45 su 4 ohm, dato che suggerisce comunque una certa generosità in corrente. La potenza viene erogata con una tradizionale configurazione in classe A/B, pur se accuratamente ottimizzata. Ci si dimentica un po' troppo facilmente che moltissimi ottimi amplificatori hanno usato questo tipo di circuito, nel corso degli anni. In questo caso, il tutto viene presentato con una costruzione ben fatta, nella veste di un convenzionale amplificatore a transistor che concede pochissimo alle mode. C'è qualche allusione al mondo “pro” in tutto questo, ma ciò non ne pregiudica l'aspetto in alcun modo.

Il partner naturale per la coppia dei Proprius, è il DAC Majestic, che usa il più grande dei cabinet in alluminio estruso tra quelli prodotti da GSP, ed ha anch'esso l'alimentatore esterno. L'uscita per il collegamento ai Proprius, è realizzata tramite jack stereo da di pollice, in configurazione bilanciata, in parte per ragioni di spazio, per cui dovrete usare un cavo da jack a XLR. Altrimenti, potete sempre usare i connettori phono[1] delle uscite sbilanciate. Queste ultime sono convenzionali uscite linea a livello fisso, ma si possono riconfigurare per essere asservite al controllo del volume. Poi ci sono due manopole in metallo per la selezione degli ingressi e per il volume, e due adorabili interruttori a levetta, uno per la selezione tra USB o ingresso analogico, e l'altro per il “mute” digitale.

[Pannello posteriore del Majestic]

Dove il Majestic inizia a farsi interessante, è nella scelta della gamma degli ingressi. Graham Slee parte dall'assunto che ben pochi utilizzino un tuner, un registratore a cassette o altre sorgenti analogiche, per cui fornisce un solo connettore phono[1] dedicato agli ingressi analogici, come ad esempio uno pre-phono, grazie al quale potrete riprodurre i vostri vinili;-)

Tutti gli altri ingressi sono esclusivamente digitali, e così come fornito ce ne sono ben sette, di cui tre ottici a 96k, tre “phono” S/PDIF a 192k, ed il già menzionato ingresso USB. Il pre-amplificatore è in grado di riconoscere automaticamente la frequenza di campionamento ed altri parametri, per cui l'unica cosa da fare è connettere tutte le vostre sorgenti digitali e scegliere quella che si desidera usare, tramite l'apposito selettore. Tutto questo significa che è molto improbabile che vi troviate a corto di ingressi liberi, anche con CD player, un music server, un laptop ed altro ancora, tutti afferenti al DAC di alta qualità incorporato nel pre-amplificatore stesso.

L'insieme appare molto solido, i controlli sono ben progettati e trasmettono una sensazione di precisione, ed il tutto è sufficientemente compatto per tenerlo sulla scrivania, connesso al computer. Tuttavia, se vi siete fatti l'idea che tale soluzione sia stata concepita come una sorta di sistema alto di gamma, da usare solamente connessa plug-and-play al computer, siete in errore.

Potrei ripetere qui le specifiche tecniche riportate sul sito web della GSP, ma forse fareste meglio a visitare il sito da voi stessi ;-)

Infine, il finale Proprius è disponibile anche singolarmente, per i patiti delle registrazioni monofoniche o della multi-amplificazione, o anche per le configurazioni di sistemi audio surround, dove le uscite variabili tornano particolarmente utili per accordarsi con diffusori di sensibilità differente.

Utilizzo e qualità del suono.

Bene, parliamo prima della parte relativa all'utilizzo, se non altro perché è la più facile. Basta collegare le sorgenti, e tutto funziona. I cavi bilanciati in dotazione (forniti con un costo extra) hanno funzionato bene e l'intero sistema non ha mai perso una sola battuta durante tutto il test.

Quindi...

Come ho ripetuto molte volte in passato, non sono certo un guru del mondo digitale. Normalmente, uso le sorgenti digitali principalmente per ragioni di convenienza, visto che nella nostra orangeria non c'è abbastanza spazio per metterci anche un giradischi (ed oltretutto, il vinile si accorderebbe malissimo con il caldo di un giardino d'inverno!), oppure quando voglio qualcosa di facile e veloce mentre faccio il bucato. La sera, ad esempio, è il tipico caso in cui “si ha un buon libro per le mani, e ci si vuole alzare solo ogni 50 minuti anziché ogni 20”. Oltretutto, l'ultima volta che sono tornato nel Regno Unito, ho comprato 20 CD per circa 20 sterline, per cui mi sento un po' come ai tempi di quella che sembrava la fine dell'era del vinile, durante gli anni '90. Infatti, ora la mia piccola collezione di CD sembra rapidamente rifiorita, arrivando ad oltre 500 dischi, e quindi riprodurli bene sta diventando sempre più importante per me.

Seguitemi nell'orangeria!

Qui troviamo un piccolo sistema audio, in cui un Kingrex pre alimenta un finale Lehmann Stamp, una combinazione compatta ma spaventosamente buona. I diffusori sono i piccoli, magnifici John Blue JB3.

Questi componenti insieme, possono raggiungere un livello di qualità sonora (anche se non le proporzioni) autenticamente Hi-Fi.

Il lettore CD è un vecchio Marantz CD42, con clock interno modificato, e che è stato smorzato internamente. È un lettore sorprendentemente buono, molto superiore alla maggior parte dei lettori sotto alle 500 sterline.

Quindi il primo passo è stato far uscire dal sistema la combinazione Kingrex/Stamp e far entrare l'amplificazione GSP, con il CD 42 collegato all'ingresso linea.

Per essere onesto, non mi aspettavo un grosso cambiamento nella qualità percepita; la combinazione Kingrex/Stamp è piuttosto difficile da battere e dopo tutto, è stata pensata più per essere pratica, che vera Hi-Fi. In fin dei conti, si tratta sempre di qualcosa nascosto in un angolo dell'orangeria.

Ma comunque sono stato piacevolmente sorpreso dal risultato: non stiamo parlando di una rivelazione, perché per essere in grado di competere con la configurazione precedente, questa con i GSP deve necessariamente essere molto buona, ma all'atto pratico, si è rivelata persino migliore. Il suono si è fatto un po' più vivace, con un basso più teso, e pur nei limiti di un posizionamento non ottimale, le dimensioni degli strumenti sembravano essersi ampliate, divenendo più realistiche.

A quel punto, ho provato a collegare il CD42 direttamente all'ingresso S/PDIF a 192k. Accidenti che differenza! Non potevo crederci. Il suono appariva come se i diffusori fossero stati tolti dal loro nascondiglio, in cui sono posizionati su una mensola distanziati di un metro, e riposizionati su appositi stand, distanziati di tre metri. Non riesco a pensare ad una descrizione migliore: un sistema assemblato solo per fare musica in sottofondo, che di punto in bianco diventa analitico e musicale.

Come talvolta capita, gli scopi ed il taglio di una recensione cambiano di senso a causa delle capacità evidenziate da un nuovo componente, e quando succede, entrambi devono essere rivalutati nel sistema principale per le recensioni.

Nella mia “stanza della musica”, il sistema principale include vari amplificatori hi-end (principalmente a valvole), che pilotano i diffusori a tromba Opera M15.

In questo test, ho usato lo stadio phono GSP Era, che è il partner naturale per i Proprius ed il Majestic, alimentato a monte dal giradischi Opera LP 5.0, con il suo braccio st600, equipaggiato con una testina Dynavector Karat. Nel complesso, si tratta di un setup analogico di tutto rispetto.

Pur a confronto con amplificazioni a valvole di altissimo pregio, che costano molte volte il suo prezzo, la combinazione GSP non ha suonato ad un livello del tutto di un altro pianeta. Nessun amplificatore a transistor (e solo un paio di amplificatori a valvole) è riuscito ad eguagliare la musicalità assoluta e la trasparenza del sublime Yamamoto, ma la coppia Majestic/Proprius non era affatto distante milioni di miglia. Ha suonato in modo sorprendentemente dolce ed aperto per essere un circuito a stato solido, e di sicuro è apparso molto abile nel tenere sotto controllo il basso degli M15, che ha una certa tendenza ad ammorbidirsi con molti altri amplificatori, a prescindere dalla potenza di uscita. Questi monoblocchi, agganciati ai diffusori, hanno restituito un'incantevole ricostruzione della scena sonora, con una netta separazione destra-sinistra, anche se con un pochino meno profondità ed “aria” (brutta parola) rispetto allo Yamamoto. Il loro controllo, il livello di dettaglio e soprattutto la completa mancanza di grana, li hanno resi sia facili all'ascolto che abilissimi nell'evidenziare le differenze tra combinazioni o singoli componenti.

Qualcosa di simile è accaduto fino a che ho usato il mio amato lettore CD Micromega Solo modificato, affiancato dall'Oppo , entrambi attraverso il loro DAC interno. Non appena sono passato alle loro uscite S/PDIF, ancora una volta sono rimasto spiazzato dal miglioramento del suono. Certo, i DAC possono sicuramente fare la differenza, ma onestamente non ho mai assistito ad un progresso di questa entità passando da uno all'altro, con nessuna sorgente digitale che abbia provato. Con ambedue queste eccellenti sorgenti, il suono si è aperto, lo spazio tra le note incrementato ed il livello di dettaglio e la ricostruzione spaziale, comunque naturale e mai troppo avanti, hanno cominciato a fluire rigogliosi.

La prova in parallelo con il DAC Audio-Note Zero è stata molto interessante, perché ha rivelato una certa somiglianza tra i due DAC. Entrambi erano aperti e dinamici, con lo Zero che dava l'impressione di essere più a fuoco, rispetto al GSP, che però aveva la sua specialità nella profondità della scena sonora e nella ricostruzione spaziale in genere. Il basso era gestito in modo simile, con il GSP che appariva solo un po' più leggero ma anche più definito. In sostanza, lo Zero aveva una presentazione più tipo “muro del suono”, dove necessario, ed il GSP era invece chiaramente superiore con materiale tipo “Take Five”, sia nella collocazione spaziale degli strumenti che nella definizione degli attacchi. Lo Zero è solo un DAC puro, ed il Majestic un vero pre-amplificatore multi sorgente, ma quando messi a confronto in un testa a testa molto serrato, secondo me il DAC del Majestic vince di un'incollatura.

Conclusioni

Nella mia esperienza con i prodotti della GSP nel corso degli anni, sono sempre stato sorpreso dalla qualità delle musica che emanano questi piccoli contenitori dall'apparenza un po' dimessa. Il Majestic ed i Proprius continuano la tradizione. Non si possono definire oggetti economici (anche se offrono un buon rapporto qualità/prezzo), e non vinceranno mai un concorso di design o tanto meno impressioneranno i vostri amici, almeno fino a quando non si mettono seduti ad ascoltare.

Alla fine della fiera, qui abbiamo una coppia di ottimi, versatili monoblocchi che suonano in modo eccellente, insieme ad un compatto e flessibile pre-amplificatore, e se fosse tutto qui, non avrei problemi ad assegnargli un bollino di vale la pena di ascoltarli, prima di decidere. Ma il fatto che il Majestic includa anche un duttile DAC multi ingresso, al top della sua classe, gli fa meritare molto di più di questo. Se doveste comprarlo ed io mi dovessi essere sbagliato, potete sempre rimandarlo indietro (**). Fatemi sapere se lo fate ;-)

(*) Si, ho dovuto cercarne persino il significato ;-)
proprius m (femminile propria, neutro proprium) - prima/seconda declinazione: proprio, individuale, speciale, particolare, caratteristico

(**) GSPaudio offre una garanzia soddisfatti o rimborsati di 28 Giorni, se rimanete delusi dal prodotto.

sistemi usati

[1] - Gli audiofili inglesi spesso identificano con "Phono Sockets" tutti i connettori in standard RCA, inclusi quelli linea - NdT.

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